Le prime raccolte pre-protostoriche del Museo Civico di Antichità (1873) non erano molto ricche, perché all’epoca lo studio della paletnologia stava muovendo i primi passi in ambito locale e in Europa.
Una svolta decisiva alla ricerca paletnologica nella Venezia Giulia venne impressa da Carlo Marchesetti (Trieste, 1850-1926). Studioso di formazione scientifico-naturalistica, direttore del Civico Museo di Storia Naturale di Trieste dal 1876 al 1921, Marchesetti nel 1883 iniziò le proprie ricerche di archeologia preistorica e protostorica, occupandosi dei castellieri dell’età del bronzo e del ferro e delle necropoli del I millennio a.C. I materiali paletnologici da lui raccolti e depositati al Museo di Storia Naturale vennero per volontà di Marchesetti destinati ad arricchire le collezioni del Civico Museo di Storia ed Arte (1925) nella nuova sede accanto all’Orto Lapidario in via della Cattedrale 15, dove furono esposti per la prima volta nel 1932.
L’allestimento attuale delle Sale della preistoria e quelle dedicate alla protostoria è avvenuto in seguito alla Mostra sulla Preistoria del Caput Adriae, organizzata a Trieste nel 1983 dai Civici Musei di Storia ed Arte in collaborazione con altri enti e istituti.
A fini didattici, per ricostruire il contesto materiale e stratigrafico-culturale dei reperti e rendere l’esposizione meglio comprensibile, vengono utilizzati pannelli illustrativi su periodi e siti, oltre a disegni ricostruttivi per reperti frammentari e incompleti e immagini di abitati e necropoli pre-protostorici.

Sala della Preistoria Sala dell’età del bronzo:
I Castellieri
Sala dell’età del Ferro:
Necropoli di Santa Lucia di Tolmino / Most na Soči
Sala della seconda età del Ferro

Sala espositiva di Preistoria

 

La sequenza cronologico-culturale della preistoria, definizione con cui si intende un intervallo di tempo molto lungo della storia dell’uomo che va dal Paleolitico alla fine del Neolitico, ossia in ambito regionale da 800-500.000 anni a 3.000-2.500 anni a.C. circa, viene presentata non per complessi, ma diacronicamente con materiali da scavi Marchesetti e integrazioni con reperti in deposito temporaneo da parte della Soprintendenza per i Beni Archeologici.

Paleolitico

Il Paleolitico medio (80-35 mila anni fa) è esemplificato dai materiali provenienti dalla Grotta Pocala di Aurisina: una cavità che testimonia una presenza sporadica dell’uomo, durante brevi battute di caccia, e ha restituito pochi strumenti in pietra scheggiata (raschiatoi) e in osso, ma soprattutto resti di orsi delle caverne (Ursus Spelaeus), grandi plantigradi che la utilizzarono a lungo come tana per il letargo (uno scheletro intero è stato ricostruito presso il Museo Civico di Storia Naturale).

Raschiatoio in pietra scheggiata dalla Grotta Pocala, del Paleolitico medio.

Raschiatoio in pietra scheggiata dalla Grotta Pocala, del Paleolitico medio.

Scheletro e ricostruzione di Ursus Spelaeus (presso il Museo Civico di Storia Naturale).

Scheletro e ricostruzione di Ursus Spelaeus (presso il Museo Civico di Storia Naturale).

Mesolitico

Il sito più importante del periodo successivo all’ultima glaciazione, detto Mesolitico (8-5 mila a.C.), è la Grotta Azzurra di Samatorza: gli scavi hanno dimostrato il mutamento delle condizioni climatiche ed il conseguente cambiamento dello sfruttamento delle risorse naturali da parte dell’uomo, divenuto più intensivo, caratteristico in stanziamenti stagionali o semi permanenti. Il materiale in selce è costituito da strumenti di forma geometrica microlitici: grattatoi, trapezi, punte a dorso di piccole dimensioni (proporzionate alla taglia degli animali da cacciare).

Neolitico e Eneolitico

Il Neolitico e l’Eneolitico (5-2 mila a.C.) vedono un altro importante cambiamento nella vita dell’uomo che passa a un’economia produttiva, incentrata sulla coltivazione e l’allevamento del bestiame, fatto che determina l’instaurarsi della sedentarietà in piccoli gruppi, la creazione di contenitori in ceramica e l’uso della pietra levigata. Sul Carso sono documentate molte presenze nelle grotte come quella dell’Orso di Gabrovizza, della Tartaruga di Borgo Grotta Gigante, delle Gallerie di San Dorligo della Valle e infine la Grotta del Mitreo di Duino.
Caratteristici di questi periodi, rinvenuti nella Grotta dell’Orso, sono i frammenti di cucchiai, piatti e ollette in ceramica, con piccole prese a bugna e anche con ansa a nastro, accette e macine in pietra levigata e le punte di lancia a ritocco foliato bifacciale in selce.

L’ingresso della grotta dell’Orso

L’ingresso della grotta dell’Orso.

Frammento di recipiente in ceramica e punta a ritocco bifacciale in selce dalla stessa grotta.

Frammento di recipiente in ceramica e punta a ritocco bifacciale in selce
dalla stessa grotta.

 

Due pintadere in terracotta (stampi usati probabilmente per tatuaggi) dalla fase neolitica della Grotta delle Gallerie (San Dorligo della Valle).

Due pintadere in terracotta (stampi usati probabilmente per tatuaggi) dalla fase neolitica della Grotta delle Gallerie (San Dorligo della Valle).

 

Sala dell’età del Bronzo

I Castellieri

SALA DELL’ETÀ DEL BRONZO

Sala dell’età del Bronzo

La protostoria – termine con cui si indicano le età dei metalli dal III millennio a.C. fino alla romanizzazione (II – I a.C.) – è rappresentata da una ricca serie di complessi archeologici (sono esposti più di 1.500 oggetti), che consentono di approfondire due tematiche molto importanti della nostra regione: quella relativa ai castellieri, abitati fortificati con mura a secco che costituiscono l’aspetto insediativo più tipico dell’area carsica dalla metà del II alla metà del I millennio a.C. circa, e quella delle usanze funebri.
Le vetrine presentano i reperti più significativi rinvenuti da Marchesetti nei castellieri del Carso triestino, dell’Istria e dall’Isontino, dall’età del bronzo medio e recente (XVI – XIII a.C.) fino alla prima fase dell’età del ferro (XIII – fino al IX-VIII a.C. ca.).

Le vetrine sono suddivise per siti:

  • Castellieri del Carso triestino e istriano
  • Necropoli di Brežec di San Canziano / Škocjan
  • Grotta delle Mosche e Grotta delle Ossa di San Canziano / Škocjan
  • Necropoli dei castellieri dei Pizzughi, presso Parenzo / Poreč in istria
  • Necropoli di Redipuglia
  • Necropoli di Caporetto / Kobarid

Approfondimenti

CASTELLIERI DEL CARSO TRIESTINO E ISTRIANO

Veduta di un tratto della cinta muraria del castelliere di Rupinpiccolo, nel Carso triestino.

Veduta di un tratto della cinta muraria del castelliere di Rupinpiccolo, nel Carso triestino.

Sono documentati alcuni castellieri del Carso triestino (Monte Grisa, Montebello e Cattinara) e istriano (Castelvenere / Kaštel e Pollanza, isola di Lussino / Lošinj).
Il materiale proveniente dagli scavi dei castellieri è composto da ceramica con decorazioni a motivi geometrici, ottenuti mediante solcature o a cordicella. I vasi, a causa del loro uso intensivo e prolungato, sono in frammenti, a differenza di quelli, pressoché intatti, ritrovati nelle tombe.

Scodella, tazza e frammento decorati “a cordicella” dal castelliere di Montebello (XIII-VIII sec. a.C.).

Scodella, tazza e frammento decorati “a cordicella” dal castelliere di Montebello (XIII-VIII sec. a.C.).

NECROPOLI DI BREŽEC DI SAN CANZIANO / ŠKOCJAN

Spada con manico pieno piegata ritualmente, rinvenuta accanto ad un coltello con lama serpeggiante (tomba 136, VIII sec. a.C.).

Spada con manico pieno piegata ritualmente, rinvenuta accanto ad un coltello con lama serpeggiante (tomba 136, VIII sec. a.C.).

Nella necropoli di Brežec di San Canziano / Škocjan, Marchesetti in tre campagne di scavo (dal 1896 al 1900) portò alla luce 325 tombe ad incinerazione, maschili e femminili, che vanno dal tardo bronzo finale alla fase evoluta dell’età del ferro. Erano costituite da semplici pozzetti in cui venivano deposte le ceneri e il corredo metallico, in genere prive di un ossuario in ceramica e coperte da lastre calcaree o di arenaria. Alla fase media della necropoli appartengono alcune tombe più ricche, con corredi maschili di armi bronzee, come la sepoltura di guerriero con spada a manico pieno piegata ritualmente e coltello a codolo (VIII sec. a.C.).

GROTTA DELLE MOSCHE E GROTTA DELLE OSSA DI SAN CANZIANO / ŠKOCJAN

Di particolare importanza sono i reperti rinvenuti nella Grotta delle Mosche e nella Grotta delle Ossa di San Canziano / Škocjan.
Nella Grotta delle Mosche a 50 m ca. di profondità furono rinvenuti più di 500 oggetti di bronzo, interi o frammentari, con tracce d’uso, di fusione e deformazioni da fuoco; tra essi prevalgono le armi (220 oggetti), quali cuspidi di lancia e di giavellotto, puntali, asce ad alette e a cannone, spade, elmi, oltre a recipienti in lamina bronzea, utensili, coltelli, oggetti d’ornamento ed elementi connessi alla lavorazione del bronzo quali placche per il restauro dei recipienti, pani di rame e scorie di fusione.
Nella Grotta delle Ossa di San Canziano / Škocjan, in un deposito sconvolto da precedenti scavi, Szombathy e Savini rinvennero resti di sepolture ad inumazione, una delle quali con corredo costituito da una situla di bronzo con iscrizione venetica incisa sull’orlo (o s t i i a r e i), una fibula “Certosa” e altri oggetti d’ornamento (fine V – inizio IV a.C.), oltre a un’enorme quantità di resti ossei di animali domestici e selvatici precipitati o sacrificati nella grotta e a oggetti di contesto dubbio. Il deposito è interpretabile quale grotta votiva utilizzata poi come grotta sepolcrale.

 

 

Ricostruzione di elmo crestato di tipo italico in bronzo da San Canziano / Škocjan, Grotta delle Mosche (X-VIII sec. a.C.).

Ricostruzione di elmo crestato di tipo italico in bronzo da San Canziano / Škocjan, Grotta delle Mosche (X-VIII sec. a.C.).

 

Cuspide di lancia e ascia, da San Canziano / Škocjan, Grotta delle Mosche (X-VIII sec. a.C.).

Cuspide di lancia e ascia, da San Canziano / Škocjan, Grotta delle Mosche (X-VIII sec. a.C.).

Da un successivo riuso della Grotta delle Ossa, come sepoltura con corredo, proviene la situla di bronzo con un’iscrizione dedicatoria sull’orlo, “ostiiarei”: importante documentazione in lingua venetica della fine del V – inizi IV sec. a.C.

Situla - iscrizione

Da un successivo riuso della Grotta delle Ossa, come sepoltura con corredo, proviene la situla di bronzo con un’iscrizione dedicatoria sull’orlo, “ostiiarei”: importante documentazione in lingua venetica della fine del V – inizi IV sec. a.C.

Situla con iscrizione

 

NECROPOLI DEI CASTELLIERI DEI PIZZUGHI, PRESSO PARENZO / POREČ IN ISTRIA

Viene poi illustrata la necropoli del castelliere mediano dei Pizzughi, presso Parenzo/ Poreč in Istria, dove Carlo Marchesetti indagò tra il 1901 e il 1913 scoprendo 302 tombe ad incinerazione databili tra l’XI e il V sec. a.C., il cui materiale è in parte ancora in fase di studio e di restauro. Tra gli oggetti esposti (una ventina) di notevole interesse cinque urne databili all’XI-IX secolo a.C.; altre cinque urne del IX-VIII secolo a.C. con decorazione geometrica e lineare incisa; tre olle con decorazione a meandri e animali stilizzati, anche riempite di pasta chiara, dell’VIII secolo a.C. e una decorata a spirali plastiche applicate dello stesso periodo; due tazze decorate a pettine e incisioni dell’VIII secolo a.C.; in bronzo una situla liscia e una decorata a sbalzo con motivi a spirali correnti e a cerchielli del VII sec. a.C.; completano i corredi frammenti di cintura e spilloni in bronzo e ferro e un pendaglio a pettine di bronzo con decorazione a cerchielli impressi del VI sec. a.C.

 

Urna in ceramica con motivo zoomorfo dalla necropoli dei castellieri dei Pizzughi in Istria (VIII sec. a.C.).

Urna in ceramica con motivo zoomorfo dalla necropoli dei castellieri dei Pizzughi in Istria (VIII sec. a.C.).

Tre urne in ceramica con motivi incisi e applicati, dalla necropoli dei castellieri dei Pizzughi in Istria (VIII sec. a.C.).

Tre urne in ceramica con motivi incisi e applicati, dalla necropoli dei castellieri dei Pizzughi in Istria (VIII sec. a.C.).

NECROPOLI DI REDIPUGLIA

Le necropoli del margine orientale della pianura friulana sono rappresentate dalla necropoli di Redipuglia dove Marchesetti nel 1901 scavò complessivamente un’ottantina di tombe, quasi tutte ad incinerazione, in ossuario oppure deposte direttamente nella terra, con corredi di bronzo (spilloni, fibule, braccialetti, anelli ed altri oggetti d’uso e d’ornamento), ma anche di terracotta (vasi a calice, scodelle, fusaiole) databili dall’VIII al IV sec. a.C.

NECROPOLI DI CAPORETTO / KOBARID

Della necropoli di Caporetto / Kobarid (scavi Marchesetti 1886 – 1904), dove furono rinvenute 1.110 tombe, sono esposti una trentina di oggetti che attestano la continuità d’uso della necropoli dall’VIII al V secolo a.C., e una frequentazione fino al periodo La Téne e all’epoca romana.

Frammenti di rilievo a sbalzo di situla in bronzo decorata con cavalieri, dalla necropoli di Caporetto / Kobarid (V sec. a.C.).

Frammenti di rilievo a sbalzo di situla in bronzo decorata con cavalieri, dalla necropoli di Caporetto / Kobarid (V sec. a.C.).

Kobarid situla, particolare

Kobarid situla, particolare

Morso da cavallo in bronzo e ferro dalla necropoli di Caporetto / Kobarid (IV-III sec. a.C.).

Morso da cavallo in bronzo e ferro dalla necropoli di Caporetto / Kobarid (IV-III sec. a.C.).

Sala dell’età del Ferro

 

Sala dell'età del Ferro

Sala dell’età del Ferro

Necropoli di Santa Lucia di Tolmino / Most Na Soči

La sala è dedicata interamente alla necropoli di S. Lucia di Tolmino / Most na Soči (ora in Slovenia), la più vasta e importante dell’alto Isonzo, in cui furono portate alla luce dagli scavi oltre 6.500 tombe a incinerazione, con sepolture a pozzetto ricoperto da lastra litica, a cassetta o in vaso-tomba.
Carlo Marchesetti in 20 anni di ricerche (dal 1884 al 1902) scavò 3.960 tombe i cui corredi sono attualmente conservati in questo Museo, e nel 1893 ne pubblicò 2.950 relative agli scavi dal 1885 al 1892, mentre le tombe rinvenute dal 1893 al 1902 sono in attesa di pubblicazione.
Quello di Santa Lucia si configura come il più grande abitato del gruppo culturale halstattiano delle Alpi sudorientali e i suoi reperti sono molto interessanti per l’enorme quantità di dati che offrono sulle fasi centrali dell’età del ferro (VII – IV sec. a.C.) e per la possibilità di proporre una ricostruzione dei costumi tipici nelle varie fasi d’uso della necropoli, differenziati per sesso e per età. Su questa base è stata esaminata la
distribuzione topografica delle sepolture, alcune delle quali sono state attribuite a personaggi preminenti sul piano sociale o a raggruppamenti legati da vincoli di parentela. L’esposizione, corredata da alcuni pannelli esplicativi, presenta una scelta di oggetti (in totale 200 ca.) che rivestono un notevole interesse storicoartistico.

I reperti della Necropoli

Le tombe, quasi tutte a incinerazione, erano a pozzetto (buche coperte da pietre) destinate a singoli individui i cui resti e il corredo erano direttamente deposti in terra o, tra VI e V sec., in vasi-tomba (doli in ceramica o grandi situle in bronzo).
I corredi comprendevano vasellame in ceramica, bronzo e pasta vitrea, oggetti d’ornamento personale e dell’abbigliamento, più raramente armi e utensili. In base alla ricchezza di alcune sepolture è possibile riconoscere una società suddivisa in classi, con un ceto dominante a carattere aristocratico, inquadrabile tra
VIII e IV sec. a.C.
I corredi femminili (fibule, collari o torques, bracciali, orecchini e anelli, più o meno numerosi), maschili (spilloni e fibbie di cinture) e infantili (collari e braccialetti) permettono di ricostruire molti aspetti dell’abbigliamento e della cultura di una comunità benestante ed evoluta, dedita al commercio, che aveva frequenti contatti con le grandi civiltà del Mediterraneo e del centro Europa.

Corredo della tomba 3227 (V sec. a.C.).

Corredo della tomba 3227 (V sec. a.C.).

Corredo della tomba 3299 (fine VI – inizi V sec. a.C.).

Corredo della tomba 3299 (fine VI – inizi V sec. a.C.).

Corredo della tomba femminile 2667 da Santa Lucia di Tolmino (VI sec. a.C.).

Corredo della tomba femminile 2667 da Santa Lucia di Tolmino (VI sec. a.C.).

Corredo della tomba femminile 2151 da Santa Lucia di Tolmino (fine VI – inizi V sec. a.C.).

Corredo della tomba femminile 2151 da Santa Lucia di Tolmino (fine VI – inizi V sec. a.C.).

 

Esemplare di fibula del tipo Santa Lucia (seconda metà VI – V sec. a.C.).

Esemplare di fibula del tipo Santa Lucia (seconda metà VI – V sec. a.C.).

La fibula è l’elemento caratterizzante del costume che presenta maggiori differenze tipologiche. Avendo subito incessanti modifiche formali nel tempo, costituisce una guida per la datazione delle tombe: ad arco, a occhiali, semilunata, a disco doppio, serpeggiante (VI sec.), e del tipo Santa Lucia (VI-V sec. a.C.), il cui arco era usato per sospendere pendagli decorativi o piccoli oggetti d’uso, come pinzette. Le tombe più recenti contenevano fibule Certosa (V-IV sec. a.C.).

Uno degli elementi di collana in pasta vitrea raffigurante un volto umano barbato (fine VI - V sec. a.C.).

Uno degli elementi di collana in pasta vitrea raffigurante un volto umano barbato (fine VI – V sec. a.C.).

Collana con vaghi in lamina d’oro (fine VI sec. a.C.).

Collana con vaghi in lamina d’oro (fine VI sec. a.C.).

Sala della seconda età del Ferro

 

La sala è dedicata alla II età del ferro fino alla romanizzazione.

Le vetrine sono suddivise per siti:

  • Necropoli “celtica” di San Canziano / Škocjan
  • Necropoli di Reka
  • Necropoli di Ponikve presso San Canziano / Škocjan
  • Necropoli protostorica di San Servolo / Socerb
  • Voragine di Povir, presso Sesana / Sežana
  • Tesoretto di San Canziano / Škocjan
  • Armi e bardature

Approfondimenti

NECROPOLI “CELTICA” DI SAN CANZIANO / ŠKOCJAN

Alcuni corredi della fase tarda della necropoli hanno restituito due torques attorti a nodi e una spada in ferro con fodero.

NECROPOLI DI REKA

Dai corredi con materiali attribuibili al I sec. a.C.: un umbone di scudo in ferro, una spada di ferro piegata ritualmente, 5 fibule tipo medio La Tène in argento, 2 torques d’argento, ecc.

Fibula in argento con inserto in ambra dalla necropoli di Reka (II – I sec. a.C.).

Fibula in argento con inserto in ambra dalla necropoli di Reka (II – I sec. a.C.).

NECROPOLI DI PONIKVE PRESSO SAN CANZIANO / ŠKOCJAN

Sono esposti i corredi di 5 tombe della seconda età del ferro o cultura di La Tène della necropoli “celtica”.
Carlo Marchesetti negli scavi lì condotti nel 1903-1905 individuò 92 tombe a cremazione, formate da semplici buche coperte da una lastra di calcare o con urna in ceramica, che ritenne pertinenti ad un “cimitero gallico”. La necropoli venne utilizzata già in una fase più antica, databile dal X al VI sec. a.C. Dopo un periodo di interruzione, le sepolture ripresero nel IV sec. a.C. e continuarono fino alla romanizzazione, senza alcuna differenza strutturale.
Il corredo più antico è quello della tomba Cq 18, databile alla metà del IV sec. a.C., con una fibula del tipo Certosa tardo che presenta tracce di restauro antico.
Il torques a nodi (tombe Cq 3, 14, 41) – collare costituito da due o tre fili di verga bronzea attorcigliati, con tre nodi interposti ed estremità a cappio – è un elemento lateniano di tipo autoctono caratteristico della necropoli di Ponikve tra la fine del III e il II secolo a.C. Documentato in tutta l’area nord-orientale e nella Carniola interna, mostra spesso tracce evidenti di frattura o piegatura rituale.
Nella tomba Cq 17 il bicchiere carenato a profilo concavo è assimilabile a tipi tardo lateniani diffusi nelle province romanizzate.
La fase della romanizzazione è documentata dagli oggetti di corredo di alcune tombe, ad esempio l’anello digitale romano del tipo “a sigillo” rinvenuto presso la tomba Cq 14.
La necropoli può essere attribuita a popolazioni qui stanziate almeno dalla fine dell’età del bronzo (XI sec. a.C.), che nella seconda fase dell’età del ferro assimilarono ed elaborarono elementi lateniani.

NECROPOLI PROTOSTORICA DI SAN SERVOLO / SOCERB

Completa il percorso della seconda età del ferro il materiale rinvenuto nella necropoli preromana di San Servolo / Socerb (ora in Slovenia, sul confine italiano), sito dominante la valle delle Noghere, riconosciuto come uno dei più importanti e facilmente difendibili castellieri, abitato fino al momento della fondazione da parte di Giulio Cesare della colonia di Tergeste, alla metà del I sec. a.C.
Connessa con il castelliere, la necropoli preromana, rinvenuta nel 1902 da Karl Moser sul declivio del colle, ha restituito inizialmente 82 tombe (altre 29 negli anni successivi) con urne in ceramica grezza (non conservate) e oggetti in bronzo e ferro.
Gli elementi del corredo in bronzo (fibule, orecchini, collari, bracciali, anelli e altri ornamenti e pendenti) e le armi in ferro offrono uno spaccato delle usanze funerarie e rituali delle popolazioni locali dalla fine del VI al I sec. a.C., dimostrando una stretta affinità con la Carniola interna e con l’Istria, e influssi celtici a partire almeno dal III sec. a.C.

Due fibule e un torques dai corredi della necropoli preromana di San Servolo / Socerb.

Due fibule e un torques dai corredi della necropoli preromana di San Servolo / Socerb.

Spada celtica in ferro piegata ritualmente a “S”, con frammenti del fodero (II sec. a.C.), dalle tombe della necropoli preromana di San Servolo / Socerb.

Spada celtica in ferro piegata ritualmente a “S”, con frammenti del fodero (II sec. a.C.), dalle tombe della necropoli preromana di San Servolo / Socerb.

VORAGINE DI POVIR, PRESSO SESANA / SEŽANA

In una voragine profonda una quarantina di metri vicino al castelliere di Povir si rinvenne casualmente nel 1895 uno scheletro umano che portava alcuni monili di bronzo. Secondo Marchesetti, medico e antropologo oltre che studioso di paletnologia, si trattava di un giovane di circa vent’anni. Sullo scheletro furono rinvenuti un torques (collana a collare) di bronzo con pendaglio a doppia spirale e una fibula La Tène di tipo “Castua” che sono databili tra il III e il II secolo a.C. È presumibile che il giovane non sia precipitato casualmente, ma sacrificato, secondo rituali documentati in questo periodo in area centro-europea.

 Torques con pendaglio a doppia spirale in bronzo dalla voragine di Povir, III - II sec. a.C.

Torques con pendaglio a doppia spirale in bronzo dalla voragine di Povir, III – II sec. a.C.

TESORETTO DI SAN CANZIANO / ŠKOCJAN

Composto da 1.170 frammenti, di cui 497 ambre di vario colore e forma, spesso non rifinite, e una straordinaria quantità di oggetti in bronzo (anelli, bottoni, pendagli, bracciali, fibule, un torques liscio con pendaglio a doppia spirale), una cinquantina di perle in pasta vitrea e alcune fusaiole in osso, il tesoretto fu scoperto da un contadino del luogo nel 1908 sotto una grande lastra ai piedi del muro del castelliere, a circa un metro di profondità. Marchesetti lo interpretò come corredo di una famiglia ricca nascosto in un momento di pericolo, altri come deposito sacro o riserva dell’intera comunità e datato al IV sec. a.C.

Il Tesoretto di San Canziano / Škocjan.

Il Tesoretto di San Canziano / Škocjan.

Il torques liscio con pendaglio a doppia spirale.

Il torques liscio con pendaglio a doppia spirale.

ARMI E BARDATURE

La vetrina riunisce:

Due elmi tipo Negau
I due esemplari appartengono alla tipologia di elmi di bronzo di produzione etrusco-italica in uso nei secoli VII-IV a.C. che prendono il nome dalla cittadina slovena di Negau in cui nel 1811 furono rinvenuti molti esemplari, caratterizzati da una calotta emisferica orlata, sotto alla quale una parte concava precede un orlo più o meno accentuato a seconda dei modelli. L’evoluzione di questa tipologia di elmo, in Italia, vede svilupparsi la calotta verso l’alto, variando dunque da una forma tondeggiante ad una conica.
I due esemplari provengono da grotte carsiche: uno fu rinvenuto nel 1889 da Carlo Marchesetti nella voragine in cui precipita il fiume Timavo presso San Canziano / Škocjan, l’altro all’inizio del ‘900 nella Grotta dell’elmo di Monrupino. Sono databili al V-IV secolo a.C.

Due elmi tipo Negau

Due elmi tipo NegauDue elmi tipo Negau

Elmo del tipo Buggenum
L’elmo, databile alla seconda metà del I sec. a.C., appartiene al tipo Buggenum, caratterizzato dalla calotta emisferica, diffuso nell’esercito romano presso gli ausiliari. Presenta due scritte incise con tecnica puntinata sulla faccia superiore del paranuca, che documentano i nomi dei due soldati che ne furono, in successione, i proprietari: il primo di origine adriatica, Gaio Tomio, e l’altro di probabile stirpe celtica, Marco Valerio Bacino o Bagino. Collegamento a scheda nel settore scrittura
FOTO

Elmo romano dalla Grotta delle Mosche di San Canziano / Škocjan (seconda metà del I sec. a.C.).

Elmo romano dalla Grotta delle Mosche di San Canziano / Škocjan (seconda metà del I sec. a.C.).

Disco bronzeo dal castelliere di San Canziano / Škocjan
Il motivo lavorato a giorno a forma di foglia d’edera si collega all’anello del disco mediante tre appendici arricciate. Si tratta di una fibbia facente parte di una cintura militare romana (cingulum) che reggeva spada e pugnale, portata dalle truppe ausiliarie dell’impero romano e databile alla metà del II sec. d.C. La decorazione è propria dell’artigianato tardo celtico, nel quale motivi fitomorfi e animali stilizzati componevano un astratto gioco di vuoti e pieni, che sopravvisse in età romana.

Bardatura di cavallo
Nella parte inferiore della vetrina che ospita gli elmi sono disposti i finimenti della bardatura di un cavallo la cui sepoltura, che comprendeva anche il morso in ferro e un pendente a bulla in bronzo, fu ritrovata nella necropoli di Santa Lucia di Tolmino, databile al V secolo a.C.