La collezione cipriota si è formata a partire dalla fine dell’Ottocento tramite il mercato antiquario, acquisti e donazioni di privati: la presenza di esemplari di tutti gli stili, forme ed epoche dimostra l’intenzione di fornire una documentazione completa dell’arte cipriota. Le provenienze originali sono sconosciute, ma i reperti devono aver fatto parte di ricchi corredi tombali, anche in considerazione del fatto che tutti i vasi, pure di notevoli dimensioni, sono integri.

Alcuni tipi di vasi venivano prodotti sull’isola esclusivamente per far parte del corredo tombale, ma altri testimoniano l’ampia rete di contatti commerciali che l’isola di Cipro intrattenne con il bacino del Mediterraneo: da una parte si importavano e si imitavano forme e decorazioni tipiche di altre zone, come l’Anatolia, l’Egitto (in particolare l’imitazione della faïence egiziana, come dimostra il boccaletto turchese del XIII secolo a.C.), l’area Micenea e poi Fenicia; dall’altra vi è la diffusione di ceramica cipriota in altri paesi, probabilmente in connessione con il commercio di cosmetici, profumi e anche dell’oppio.

La raccolta comprende soprattutto recipienti di vario tipo in terracotta, ma anche esempi di scultura (vetrina Cp 4 ), sia nella forma di idoletti in terracotta modellati a mano, che di sculture in calcare, il cui stile denota l’influenza dell’area siro-anatolica, dell’Egitto e della Grecia classica ed ellenistica.

Per quanto riguarda la ceramica, da una parte vi sono materiali inquadrabili nell’Età del Bronzo (2.000-1.200 a.C.; vetrina Cp 1 ): brocche, bottigliette, boccali dai caratteristici lunghi becchi su colli cilindrici e presette decorative, nonché un askòs a forma di quadrupede.
Appartengono invece all’Età del Ferro i vasi inquadrabili nel Cipro geometrico (1050-700 a.C.; vetrina Cp 2 ) e nel Cipro Arcaico (700-475 a.C.; vetrina Cp 3 ), con i vasi dai corpi rotondeggianti o a bariletto dalle superfici chiare decorate da sottili fasce lineari e a cerchi concentrici (particolarmente notevoli sono le grandi anfore).

La collezione cipriota è stata studiata dalla dott.ssa Sonia Zupancich per l’Età del Bronzo; per l’Età del Ferro è ancora in corso di studio da parte della dott.ssa Elisabetta Floreano.

STORIA DELLA COLLEZIONE CIPRIOTA

La collezione triestina è un nucleo cospicuo e rappresentativo dei diversi stili, comprendente quasi tutti i tipi principali, della ceramica cipriota dalla preistoria al periodo storico.
I pezzi provengono dal mercato antiquario ottocentesco e pertanto sono purtroppo privi dei dati di scavo, se non una generica indicazione “da Cipro”.
La collezione inizia nel 1874, anno della istituzione ufficiale del Museo, con una vendita del cav. G.B. Burgstaller, commerciante di Borsa, e la donazione di 20 tra brocchette e figure di offerenti da parte della vedova dello storico triestino Pietro Kandler, Angiolina Bandelli. Per i successivi 35 anni (fino al 1909) prosegue a varie riprese con acquisti e doni di gruppi sparuti o consistenti, fino al raggiungimento di un totale di oltre 475 pezzi. Il risultato appare come un’attenta ricerca presso i fornitori del Museo di sempre nuovo materiale per colmare le lacune di stile in stile.

Mancando i dati di provenienza, ora è impossibile riconoscere il luogo di produzione solo su base stilistica, trattandosi di vasellame simile e uniforme prodotto su vasta scala in tutta l’isola, senza distinzioni caratteristiche da centro in centro.
Appare comunque plausibile ritenere che i pezzi provengano da tombe, soprattutto perché in quegli anni erano veramente pochi gli abitati esplorati, mentre le necropoli erano ricche di ceramiche deposte in gran quantità. Facili da reperire e altrettanto facili da “piazzare” agli appassionati: tutta la seconda metà dell’800 è caratterizzata dalla mania di collezionare, così che le tombe di Cipro furono meta di spedizioni di dilettanti, i quali scavando senza criterio scientifico ma solo per fare bottino hanno arrecato danni alla ricostruzione storica e hanno disperso i materiali in tutti i musei e le collezioni del mondo (tra i maggiori vi sono: il Metropolitan Museum di New York, il Kunsthistorisches Museum di Vienna, il Louvre di Parigi e i tre musei di Londra, Cambrige e Oxford).

Fotografia del porto di Larnaka scattata nel 1929 con le navi all’ancora, una delle quali forse proveniente da Trieste.

Disegno che illustra il metodo, certamente non archeologicamente corretto, del “recupero” dei vasi nel 1887.

Due pagine del registro delle Acquisizioni del Civico Museo in cui le descrizioni sono accompagnate dai piccoli schizzi del direttore Carlo Kunz: si tratta della prima vendita di pezzi ciprioti da parte di G.B. Burgstaller (esposti nella vetrina Cp3) e del dono di Angiolina Kandler nel 1874 (esposti per la scultura in Cp4 e per le brocchette in Cp1), affiancati dalle foto dei reperti della collezione.

LE SEPOLTURE CIPRIOTE

In tutta l’età del bronzo a Cipro fu diffuso l’uso di deporre nelle tombe ogni cosa si ritenesse utile nella vita nell’aldilà, come armi, che venivano piegate affinché non potessero più nuocere ai vivi, e vasellame che conteneva probabilmente cibo e bevande.
Nell’Antico Cipriota le tombe erano a “grotticella”, scavate nella roccia con camera sepolcrale a uso familiare munita di corridoio d’accesso, con eventuali altre stanzette e nicchie laterali per la deposizione delle offerte. La copertura era dotata di un foro attraverso il quale i vivi praticavano libagioni in favore dei propri morti.
Nel Medio Cipriota appaiono i primi tumuli a copertura delle sepolture; nel Tardo Cipriota le sepolture furono scavate nei cortili delle case: sono tombe a tholos, con ambiente circolare coperto da file concentriche di massi aggettanti formanti una falsa cupola. Verso la fine del periodo le necropoli furono sistemate fuori dall’abitato, con tombe a fossa o inumazioni in pithoi (grandi vasi per le granaglie) o in anfora, usate soprattutto per i bambini, che testimoniano una massiccia infiltrazione culturale micenea nell’isola.

Disegni di due tombe di Amathus