Visita virtuale, testi e scelta delle immagini, a cura di Susanna Moser.

Questa piccola sala è interamente dedicata ad un insieme funerario di grande fascino: accanto ad una mummia ancora avvolta in tutte le sue bende, sono esposti il suo involucro di cartonnage, un materiale ottenuto dalla sovrapposizione di strati di stoffa di lino o di papiro pressati ed induriti con gesso, e il suo sarcofago. L’esposizione permette di godere appieno della decorazione di questi oggetti, i cui colori hanno mantenuto nei secoli una freschezza straordinaria.

Sarcofago e cartonnage di Pa-sen-en-hor

Legno di sicomoro e cartonnage stuccati e dipinti
Altezza complessiva 50 (cassa 28); lunghezza 204; larghezza 50
XXI-XXII dinastia (1070-715 a.C.)
Da Tebe

I testi geroglifici testimoniano che il sarcofago appartenne all’incensatore del tempio di Amon Pa-sen-en-hor. La mummia che vi era contenuta è ancora intatta e solo le radiografie hanno dimostrato che si tratta del corpo di un uomo di 30-40 anni, quasi certamente il sacerdote ricordato dal sarcofago. Sul petto ha una placchetta e uno scarabeo in materiale simile alla ceramica. L’imbalsamazione fu eseguita in maniera poco curata, probabilmente perché la sua carica non era tra le più importanti, nel tempio. Grazie alle radiografie e alla TAC, si è potuto capire che la sua dieta comprendeva una certa quantità di cibi dolci: ha infatti una grossa carie ed un ascesso. É nota anche la causa della morte: il sacerdote aveva preso un parassita che si trasmette agli esseri umani mangiando carne di maiale (o di animali selvatici) mal cotta, la Trichinella spiralis, che aveva depositato le sue larve nei muscoli, nel cervello, nei polmoni e nel cuore, causando così uno scompenso cardiaco fatale.

La mummia del sacerdote era ricoperta dall’involucro in cartonnage, dipinto e a forma antropoide (di cui rimane parte del fondo sotto la mummia, mentre la parte superiore è esposta separatamente). Il tutto era stato poi sistemato nel sarcofago antropoide in legno parzialmente stuccato e dipinto.
L’area di provenienza è probabilmente la zona di Tebe, data l’appartenenza del defunto al personale del tempio di Amon. Il sarcofago, il cartonnage e la mummia pervennero al Museo Civico di Storia Naturale (allora denominato Civico Museo Zoologico “Ferdinando Massimiliano”) il 25 aprile 1867, come dono dei fratelli Ciriaco ed Anastasio Vardacca e di Stamati Zizinia, commercianti greci residenti a Trieste.

Coperchio del sarcofago

Sarcofago

Il coperchio antropoide presenta un volto dai tratti ben modellati, circondato da una parrucca a fasce longitudinali, che ricade con due bande sul petto. Il petto è ricoperto dal ricco collare usekh e da cinque registri con scene e testi.

sarcofago
Nel primo registro vi è la dea Nut ad ali spiegate.

Sarcofago

Nel secondo il dio Osiride al centro, seduto su trono a basso schienale, con alle spalle la dea Iside; di fronte il dio Horo, che introduce il defunto alle sue spalle. Tra i due dei, un fiore di loto sorregge i quattro geni funerari (i figli di Horo). Chiude la scena, all’estremità sinistra, su alto supporto, la dea Uto alata a testa leonina e coda di serpente, con disco solare sul capo.

Nel terzo registro, al centro, in un naos (o tempietto, in forma dell’antico santuario del Basso Egitto) è posta la barca celeste Henu. Sulla barca naviga il Sole, in forma di falco, con il quale il defunto si identifica. All’estremità sinistra, la dea Neith inginocchiata protende le braccia verso la barca, con il suo emblema sul capo. Dietro a lei, lo scettro sekhem. A destra, in posizione simmetrica, la dea scorpione Selkis con in capo il suo emblema e il simbolo dell’occidente alle sue spalle.

Sarcofago

Nel quarto registro sono al centro due colonne di testo che coprono anche il rialzo dei piedi, a sinistra il dio Horo che unge la mummia del defunto ed a destra la stessa scena, ma questa volta con il dio Upuaut.

Esterno della cassa

Sarcofago

Sarcofago

Su entrambi i fianchi della cassa corre un’iscrizione composta da caratteri geroglifici di raffinata esecuzione. Alcuni segni geroglifici sono di singolare pregio per la finezza del disegno e per l’armonia e purezza di colore. Sul fianco sinistro, rispetto alla mummia, il testo recita: “Parole dette da Ra-harakhty, signore degli dei, e da Atum signore delle Due Terre e di Iunu (Eliopoli): “Conceda egli (sic) un’offerta funeraria di alimenti all’Osiride, incensatore del tempio di Amon, Pa-sen-en-hor, giustificato, figlio di Ankh-khonsu”, mentre sul fianco destro vi è la formula rituale della richiesta di offerte per il defunto, simile nel contenuto al testo riportato sui due coperchi: “Offerta che il re fa ad Osiride che presiede all’Occidente, dio grande signore di Abido, affinché conceda egli alimenti all’Osiride incensatore del tempio di Amon, Pa-en-sen-en-hor giustificato, figlio di Ankh-khonsu, giustificato”.

Interno

Sarcofago

All’interno, il fondo della cassa è occupato per circa due terzi dalla figura della dea Nut, in piedi. La dea ha braccia aperte, protese sui lati della cassa stessa, e in ciascuna mano tiene l’ankh, il segno della vita. Porta sul capo un’ampia parrucca dipinta in verde, le cui bande anteriori le incorniciano il volto, disegnato frontalmente. All’altezza del capo, la dea è fiancheggiata a destra dal falcone Harakhty (= Horo dell’Orizzonte) e a sinistra da un airone; ambedue gli uccelli stanno sul geroglifico dell’Occidente, e sono dipinti in verde, col piumaggio nero e bianco.
Sopra la dea Nut, e separato da questa da due fasce verde scuro, si erge il pilastro ged sormontato dal disco solare, e fiancheggiato da due dee, molto probabilmente Iside e Nefti.

Parte superiore dell’involucro

Sarcofago

Realizzato in cartonnage (materiale ottenuto dalla sovrapposizione di strati di stoffa di lino o di papiro pressati ed induriti con gesso) stuccato e dipinto; accuratamente tagliato quasi certamente nel XIX secolo, ha ora una parte inferiore composta da due pezzi simmetrici longitudinali, uniti originariamente da legacci di fibra naturale, priva di testo e di figure (visibile sotto la mummia).

Sarcofago

La parte superiore, in particolare il volto ed il petto, è ricoperta da bitume. Sul vertice del capo è raffigurato uno scarabeo. Il volto presenta una singolare espressione di bellezza e perfezione di modellato. La parrucca è a due bande che ricadono sul petto e sul collare usekh composta da ampi giri. Al di sotto sono diversi registri.

Sarcofago

Nel primo registro si vede la dea Nut ad ali spiegate.

Sarcofago

Nel secondo, al centro è il falco Horo, con disco solare in capo e ali spiegate, che regge in ambedue gli artigli il simbolo shen dell’eternità. Su ciascuna delle sue ali stanno tre divinità funerarie mummiformi.

Sarcofago

Al centro del terzo registro si vede il feticcio di Abido, simbolo di Osiride, col disco solare alla base della corona atef e un serpente ureo con la corona dell’Alto Egitto; è fiancheggiato a destra dal dio Thot a testa di ibis e a sinistra dal dio Horo a testa di falco. Ambedue sono protetti dalla dea Uto alata, dalla testa di leone e corpo serpentiforme, con disco solare e due piume; dietro alla divinità di sinistra, il segno dell’Occidente, dietro a quella di destra, lo scettro sekhem.

Sarcofago

Nel quarto registro compare la barca celeste Henu collocata entro una piccola cappella, adorata a sinistra dalla dea Iside e a destra da Nefti.

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Nel quinto registro c’è, al centro, il pilastro ged, identificato con Osiride e circondato da vari stendardi, affiancato a sinistra da un genio funerario a testa di coccodrillo e a destra da un genio a testa di falco.

Sarcofago

Nell’ultimo registro, corrispondente al rialzo dei piedi, sono tre colonne di iscrizione affiancate da due sciacalli Upuaut.