Appuntamento mercoledì 8 febbraio 2017, ore  17 

Trecento anni fa nasceva a Stendhal, in Prussia, J.J.Winckelmann   colui che  sarebbe divenuto  Prefetto delle Antichità a Roma e, grazie ai suoi studi, considerato il padre dell’archeologia e della Storia dell’Arte intesa in senso moderno.

La sua tragica morte avvenuta a Trieste il 6 giugno 1768 (il prossimo anno saranno pertanto 250 anni dalla morte) e la sua sepoltura nella nostra città  hanno lasciato un segno indelebile che Domenico Rossetti amplificò con la creazione del Monumento alla memoria. Posto a San Giusto, nell’area  appena allora liberata dal cimitero cattolico, il monumento divenne il centro catalizzatore dei reperti antichi e moderni della storia di Trieste, nucleo originario dell’Orto Lapidario e dei Civici Musei triestini.

Le attività del 2017 del Civico Museo di Storia ed Arte – Orto Lapidario saranno legate  alla celebrazione di un così importante Genius loci a iniziare dalla conferenza di mercoledì 8 gennaio al Museo Revoltella. La presentazione delle collezioni dei vasi greci di recente riallestimento al secondo piano verrà meglio compresa alla luce delle parole di Winckelmann che  scrivendo “una collezione di vasi è un tesoro di disegni” voleva sottolineare come “I vasi che per la  maggior parte devonsi attribuire ad artisti greci,  sono più degno oggetto da proporsi allo studio ed alla imitazione de’ nostri professori”.

Con questo intendimento i vasi del museo vennero accolti, acquistati e esposti soprattutto a fini didattici e come scriveva il direttore Alberto Puschi “sono materiali da studio, non solo allo studente e allo specialista ma anche all’artefice, il quale potrà trarne utile ammaestramento dai molti esemplari di bello stile e di vaga e corretta esecuzione”.

Winckelmann scriveva nella sua Storia dell’arte del disegno presso gli antichi: “Le collezioni de’ vasi dipinti, i quali son veri disegni, sono i soli che rimasti ci sieno degli antichi. Qui le figure sono semplicemente contornate nella maniera che ‘l devono essere i disegni.

… ne’ vasi scorgesi la franchezza e ‘l sapere degli antichi artisti egualmente e meglio ancora, che nelle altre opere loro.  …  Sulla maggior parte de’ vasi le figure son dipinte a un color solo, o a più vero dire, il color delle figure è il fondo medesimo del vaso, ossia il color naturale della terra cotta che è una finissima argilla; ma il campo della pittura, cioè il colore tra una figura e l’altra, è una vernice nericcia, e collo stesso colore son fatti i contorni delle figure sul fondo medesimo.

Un conoscitore atto a giudicare della maestria e dell’eleganza del disegno, e pratico del modo con cui stendonsi i colori su simili lavori di terra cotta, scorge in tali pitture il più chiaro argomento dell’abilità grandissima, e della franchezza di disegno di que’ dipintori.

Questa maniera di dipingere gran franchezza richiede e molta celerità, poiché la terra cotta beve avidamente l’umido, come un asciutto ed arso terreno bee l’acqua; e per tanto, ove il contorno non facciasi assai prestamente e d’un sol tratto, il vaso assorbisce l’umido del pennello, non lasciando in questo altro che una terra che più non può stendersi. Perciò generalmente non vedesi in tali pitture nessuna linea interrotta o nuovamente ripigliata, e scorgesi essere stato fatto l’intero contorno d’una figura con un tratto solo; il che attesane la beltà e la giustezza recarci dee ammirazione. Dobbiamo inoltre considerare che ne’ lavori di questo genere far non si può nessun cangiamento o correzione, ma i contorni tali sempre restano, quali sono usciti dalla prima pennellata”.

Le parole del grande studioso ci faranno da guida alla visione dei vasi delle collezioni triestine, in una ricca carrellata di immagini. Così anche noi potremmo, come lui,  sostenere: “io asserir posso almeno, che avendo vedute parecchie centinaja di vasi antichi, ho osservato in ciascuno una pittura particolare e dalle altre diversa”.