La Grotta delle Mosche (Fotografia di Borut Lozej, archivio Park Škocjanske Jame) Punta di lancia e ascia in bronzo dalla Grotta delle Mosche (CMSA Trieste)

Presentazione del volume:
DEPO IZ MUŠJE JAME PRI ŠKOCJANU NA KRASU
IL RIPOSTIGLIO DELLA GROTTA DELLE MOSCHE PRESSO SAN CANZIANO DEL CARSO, curato da B. Teržan, E. Borgna, P. Turk
Narodni Muzej Slovenije 2016

Sabato 6 maggio 2017

  • Ore 11 – Auditorium del Civico Museo Revoltella,
    via A. Diaz, 27 – Trieste Presentazione del volume
  • Ore 16 – Sala didattica del Civico Museo di Storia ed Arte,
    via della Cattedrale, 15 – Trieste Laboratorio didattico sui reperti della grotta

Il Civico Museo di Storia ed Arte di Trieste, la Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio del F.V.G. e la Società Friulana di Archeologia (sezione Giuliana) presentano al pubblico italiano il prestigioso volume del catalogo scientifico in sloveno-italiano del materiale recuperato nel 1912 nella Grotta delle Mosche presso San Canziano/Škocjan, edito dal Narodni Muzej Slovenije di Lubiana a cura di B. Teržan, E. Borgna e P. Turk. Un lungo lavoro e un poderoso volume (più di 700 pagine) iniziati negli anni ’80, quando gli archeologi sloveni dell’Università di Lubiana hanno promosso lo studio dei materiali ai fini della pubblicazione scientifica integrale – in sloveno e in italiano – della Grotta delle Mosche, in collaborazione con un gruppo di studiosi italiani dell’Università di Udine e della Soprintendenza Archeologia del F.V.G., con il sostegno del Civico Museo di Storia ed Arte.

La Grotta delle Mosche e il ritrovamento

La Grotta delle Mosche è una delle varie voragini sotterranee carsiche del comprensorio di San Canziano del Carso/Škocjan in Slovenia. Deve la sua particolarità al fatto di essere inserita in un affascinante contesto paesaggistico e archeologico noto da tempo alla comunità scientifica internazionale.
Si tratta di una grotta verticale, profonda circa 50 metri, che ha restituito in uno scavo pionieristico del 1912, condotto da J. Szombathy per la Commissione Centrale di Preistoria di Vienna, un’eccezionale quantità di materiali archeologici (più di 500 reperti) in bronzo, soprattutto armi – lance, spade, asce – e frammenti di parti dell’armamento difensivo (elmi, corazze, schinieri in lamina), ma anche oggetti d’ornamento, attrezzi e prestigiosi manufatti, quali tazze e calderoni, utilizzati in cerimonie conviviali, risalenti alla tarda età del bronzo e alla prima età del ferro (XII-VII sec. a.C.).
Il complesso archeologico di questa grotta venne integralmente conservato inizialmente al Naturhistorisches Museum di Vienna. A seguito degli accordi contenuti nel Trattato di Saint-Germain dopo la Prima Guerra Mondiale, in base alla Convenzione italo-austriaca, il 4 maggio 1920 il complesso dei materiali venne smembrato: metà circa dei reperti rimase a Vienna, l’altra fu consegnata allo Stato italiano (cui competeva il territorio di San Canziano), ed è da allora conservata presso il Civico Museo di Storia ed Arte di Trieste (si tratta di 280 numeri di inventario dello Stato).

I materiali e il loro inquadramento

I materiali sono stati in antico intenzionalmente frantumati, piegati, alterati per l’esposizione al fuoco prima di venir gettati nella voragine dall’alto dell’imboccatura del pozzo situata in cima a una collinetta dominate il territorio circostante; precipitati sul cono detritico formatosi proprio sotto l’imboccatura, sono lì rimasti irraggiungibili fino allo scavo.
Questo ritrovamento indica chiaramente che la grotta era stata, per un lungo periodo della protostoria, sede di riti e culti espletati da personaggi ricchi e potenti: una sorta di santuario, che raccoglieva le offerte dei guerrieri e dei capi delle antiche comunità.
Lo stato di conservazione dei materiali, che certo non ha facilitato lo studio, mostra infatti un rituale di offerta molto strutturato che non rappresenta un fenomeno isolato e risulta inquadrabile agevolmente nel fenomeno della frammentazione sistematica di determinate categorie di manufatti che caratterizza il vasto panorama delle deposizioni in Europa a partire dalla tarda età del bronzo.
Lo studio dei pezzi ha potuto dimostrare che la grotta è stata usata tra XII/XI e VII sec. a.C., cioè proprio dalla tarda età del bronzo alla transizione a quella del primo ferro, evidenziando due periodi distinti che abbracciano un arco temporale dalla fase antica della cultura dei Campi d’Urne sino al passaggio alla fase recente degli stessi.
Nel contesto unitario della grotta sono associate forme diverse di armi e oggetti attestanti cronologia e influenze culturali ampie e disparate che possono chiarire le dinamiche della diffusione dei tipi, dei rapporti tra cerchie produttive e aree culturali distinte, anche molto distanti.
Appare pertanto evidente che la Grotta delle Mosche occupa una posizione centrale nella problematica concernente produzione e circolazione di materiali in bronzo nella protostoria europea: infatti il sito di San Canziano metteva in contatto ambiti lontanissimi quali il bacino danubiano-carpatico, l’Italia peninsulare, l’area alpina e le regioni europee fino alle remote isole britanniche.
Per l’epoca più antica dell’uso della grotta i materiali mostrano quale centro di diffusione originario il bacino carpatico dove sono situati i giacimenti minerari della Slovacchia e della Transilvania, e dove sono stati anche ritrovati i principali ripostigli di oggetti in bronzo. In questo periodo la grotta era un santuario sovraregionale che attesta l’intensità dei flussi migratori dall’area carpatica che, proprio grazie al passaggio presso San Canziano, era in rapporti con la zona alpina sud orientale.
Nella fase recente della cultura dei Campi d’Urne, la trasmissione delle conoscenze metallurgiche (tanto delle competenze tecniche che dei modelli) passò dalle zone settentrionali del bacino carpatico alle regioni dell’Adriatico settentrionale e dell’Italia peninsulare. Nella Grotta delle Mosche sono ora presenti armi confrontabili con quelle che si trovano deposte nelle sepolture delle élites guerriere delle nuove comunità padano-venete protovillanoviane che si erano affermate come nuova forza militare nell’area tra l’Adriatico settentrionale e le Alpi. La produzione metallurgica si radicò poi nei distretti alpini sudorientali e nella cultura di Hallstatt.
Nella prima età del ferro appare una precisa volontà di enfatizzare il rito con un banchetto, comprendente la preparazione del cibo accanto a quella del simposio, nelle celebrazioni rituali delle classi più elevate, prima della deposizione degli oggetti frammentati nella cavità carsica.

Conclusioni

San Canziano fu crocevia di molteplici percorsi di traffico e influenze culturali, zona di confine e al tempo stesso punto di incontro e di interazione tra aree culturali e rituali diverse che si estendono dall’Europa centrale, alle regioni danubiano-carpatiche, la fascia alpina e l’Italia peninsulare.

Le iniziative di sabato 6 e domenica 7 maggio 2017
La presentazione del volume si svolgerà sabato 6 maggio, a ingresso libero, presso l’Auditorium del Civico Museo Revoltella (via Diaz, 27) alle ore 11 a cura del prof. Giovanni Leonardi, professore emerito di Paletnologia dell’Università di Padova. Il suo intervento sarà preceduto da una breve sintesi della storia degli scavi da parte di Brigitta Mader, archeologa archivista dell’OREA – Accademia Austriaca delle Scienze di Vienna. Saranno presenti gli autori del volume.
Nel pomeriggio dello stesso sabato 6 maggio, alle ore 16, presso il Civico Museo di Storia ed Arte di via della Cattedrale 15 (a numero chiuso, prenotazione: segreteria@sfa-giuliana.it), gli autori del volume illustreranno i materiali che si potranno vedere da vicino per permettere al pubblico di appassionati di seguire le fasi dello studio e dall’analisi dei frammenti, alla ricerca di confronti, per giungere al loro inquadramento cronologico e geografico di produzione e distribuzione nell’antichità, giungendo alla sintesi conclusiva inserita nel volume.

Per domenica 7 maggio in mattinata è organizzata una gita al sito del Parco della Grotta di San Canziano per una visita archeologica (informazioni e prenotazioni: segreteria@sfa-giuliana.it)

Il progetto futuro

Il Civico Museo di Storia ed Arte intende, nell’ambito del riallestimento della sezione pre-protostorica del primo piano, inserire una sala dedicata a questo straordinario ritrovamento, ricreando la suggestione del luogo e fornendo ai visitatori una sintesi dei risultati dello studio, in chiave didattica e facilmente fruibile anche dal pubblico dei non addetti.