Winckelmann e l’arte presso gli egiziIl Museo in Mostra
Civico Museo di Storia ed Arte – Orto Lapidario
21 luglio – 15 novembre 2012
prorogata al 6 gennaio 2013; poi al 7 aprile 2013

Curato dal conservatore Marzia Vidulli Torlo
Organizzazione: Civico Museo di Storia ed Arte

La mostra pone l’accento su due delle più importanti sezioni del Museo di Storia ed Arte: il monumento o cenotafio di J.J. Winckelmann, inaugurato nel 1833 e vero nucleo intorno al quale vennero riunite le raccolte dei musei civici, e la rinomatissima sezione egizia, ricca di più di un migliaio di reperti dalla terra dei faraoni.

Ideata come esposizione satellite della mostra dedicata al Taglio del Canale di Suez, allestita presso il Museo Revoltella – Galleria d’Arte Moderna, si pone come l’antefatto culturale alla conoscenza del paese del Nilo, presentando un aspetto inedito delle teorie winckelmanniane, le quali posero a modello di perfezione del “bello ideale” l’arte classica della Grecia antica. Ciò nonostante, grazie alle sue acute analisi ed azzeccate caratterizzazioni, benché prive di ammirazione e di una positiva valutazione, egli pose solide basi alla storia dell’arte presso gli egizi riuscendo a individuare una periodizzazione in tre fasi e un’attenta classificazione dei diversi stili.
La mostra presenta il suo innovativo modo di vedere il mondo faraonico e grazie alle sue parole possiamo imparare ad osservare e distinguere i lavori di quegli artisti: essendo l’arte secondo Winckelmann lo specchio del modo di pensare di un popolo, condizionato dalla cultura, religione e società, nel caso specifico dell’Egitto furono il governo centralizzato, il clima arroventato e la posizione di semplice artigiano in cui “languiva” l’artista a far sì che l’arte “… serbossi a quel punto a cui crebbe ne’ primi tempi, ma senza perfezionarsi mai” (Winckelmann in Storia delle arti del disegno presso gli antichi).

LA MOSTRA SI ARTICOLA IN TRE SEZIONI:

MORIRE PER QUATTRO MONETE

Presso il tempietto-gliptoteca dell’Orto Lapidario, davanti al monumento neoclassico a Winckelmann vengono ripercorsi i giorni del suo sventurato soggiorno a Trieste conclusosi con il suo brutale assassinio, a cui seguirono un puntiglioso processo (sono esposti gli atti originali provenienti dall’Archivio Diplomatico) e un’esemplare esecuzione del colpevole reo confesso, il cuoco di origini pistoiesi, Francesco Arcangeli (allegato 1). Viene illustrato il lungo iter della costruzione del monumento a Winckelmann, dall’ideazione per volontà del nobile erudito triestino Domenico Rossetti, alla realizzazione da parte dello scultore accademico di Venezia, Antonio Bosa, fino alla sua collocazione nell’area del ex-cimitero che diverrà l’Orto Lapidario, custode delle memorie triestine, aquileiesi ed istriane (allegato 2).

SCOPRITORE DI UN NUOVO ANTICO

La seconda sezione presentando una serie di volumi degli scritti di Winckelmann, tratti dalla biblioteca del Museo, pone in evidenza le immagini relative alle opere egizie ed egittizzanti da lui conosciute ed analizzate direttamente nelle collezioni private e in quelle del Papa; a Roma ai suoi tempi studiò decine di sculture e rilievi risalenti alle tre fasi storiche: al periodo faraonico fino al 525 a.C.; a quello della dominazione tolemaica, fino al 32 a.C.; e numerose opere egittizzanti di epoca imperiale, soprattutto quelle che gli scavi stavano riportando alla luce nella Villa Adriana di Tivoli.
Le citazioni delle sue osservazioni messe a confronto con le stampe tratte dalle sue opere e con le riproduzioni fotografiche di queste sculture introducono al nuovo modo di vedere l’arte egizia teorizzato da Winckelmann (allegato 3).

ANTICO EGITTO A TRIESTE

La terza sezione è dedicata alla collezione egizia del Museo di Storia ed Arte: 15 tappe (distribuite nel tempietto-gliptoteca, nella sala della scultura romana e nelle sale egizie) permettono di rileggere i reperti triestini con gli occhi del padre della moderna storia dell’Arte e teorizzatore delle discipline archeologiche. L’attenzione viene puntata verso le sculture, di piccole e medie dimensioni, sulla pittura e sulle mummie con i loro pettorali, cartonnage e sarcofagi coloratissimi adorni di “figure di ogni sorte”.
È stato edito un volume relativo al processo seguito alla morte di Winckelmann e alla ricostruzione della Trieste del 1768: “Un atroce misfatto. L’assassinio di Winckelmann a Trieste”. Edizioni del Comune di Trieste, testo in italiano e inglese.