[ROSSO] Materiali di provenienza Aquileiese
[BLU] Materiali di provenienza Tergestina
[VERDE] Materiali di provenienza Istriana
[BORDEAUX] Collezione Arcadi Sonziaci e Cenotafio J.J. Winckelmann

Pianta Orto Lapidario

Il Propileo

Storia di un ritrovamento

Il primo tra gli storici locali a parlare delle “vestigia d’un sontuoso arco trionfale o altro maestoso edificio” inglobato nel campanile di San Giusto è Ireneo della Croce nella sua Historia antica e moderna, sacra e profana della città di Trieste, stampata a Venezia nel 1698.
Un vero e proprio intervento di scavo si deve però all’architetto Pietro Nobile che nel 1809 inizia un’indagine con lo scopo di “misurare i frammenti de’ pubblici monumenti architettonici e far escavare a’ loro piedi quando il bisogno lo esiga per l’esattezza e riconoscimento delli medesimi”.
Tuttavia solo nel 1842 con lo scavo di Pietro Kandler, al quale si deve l’apertura dei due arconi alla base del campanile, si ottennero i primi risultati di rilievo.

Egli, infatti, individuò due avancorpi e la scala di accesso centrale di un edificio romano che interpretò come un tempio databile entro il I secolo d.C., stando al rinvenimento di un architrave con dedica di Publius Palpellius Quirinalis e alla base di statua onoraria di Caius Calpetanus Rantius Quirinalis Valerius Festus, trovata in situ davanti all’avancorpo di sinistra del monumento.
Negli anni Trenta del Novecento le indagini furono riprese dall’architetto Ferdinando Forlati che condusse dei sondaggi, purtroppo limitati, anche nella navata settentrionale della Cattedrale. Infine tra gli anni 1949-1951 Mario Mirabella Roberti con la scoperta del muro di fondo dell’avancorpo settentrionale poté riconoscere la vera natura dell’edificio, un propileo (o ingresso monumentale), accantonando così la vecchia ipotesi del tempio, per altro già messa in dubbio dal Forlati.

La struttura dell’edificio

Propileo - facciataL’edificio, largo 17,20 m, presenta due alae (due avancorpi) su podio con scalinata centrale di otto gradini che porta a un passaggio formato da tre intercolumni e paraste angolari, del tutto simile al propileo di Efeso in Asia Minore (odierna Turchia).
Secondo il Mirabella Roberti le due alae avevano tre colonne sulla facciata (tristila), secondo il Forlati e la Verzar Bass, che ha ristudiato recentemente il monumento, soltanto due con un ampio intercolumnio (distila). L’avancorpo di sinistra è la struttura inglobata all’interno del campanile: si scorgono lo zoccolo e due colonne della fronte e due colonne laterali, la parete di fondo in grandi pietre calcinate da un incendio. Quanto rimane dell’avancorpo di destra, ancora esistente sotto il piazzale della Cattedrale, è invece visibile grazie al cunicolo accessibile dall’Orto Lapidario.

Tale cunicolo conduce in una cripta con arcosoli per le sepolture dei membri delle famiglie o delle confraternite, un tempo raggiungibile mediante una botola sul sagrato della piazza e una scala tuttora esistente.

Propileo - retroLa trabeazione del monumento presenta una decorazione a elementi vegetali con fiori di loto e palmette. Non è del tutto sicura la decorazione dell’attico che sul lato occidentale potrebbe però essere stata costituita dai rilievi con armi che si trovano ancora inseriti nel corpo del campanile. Il campanile romanico, precedente a quello trecentesco, inglobando il monumento romano ne ha conservato anche parte dell’attico. Ancora in posizione originaria, sempre sul lato occidentale (ma attualmente non visibili), sono i plinti (blocchi sporgenti) decorati rispettivamente da rilievo con figura umana e vexillum (insegna) e da corazza e gladium (spada). Delle sculture che ornavano invece la facciata posteriore (orientale) del propileo rimane un plinto con figura di sacrificante e, molto meglio conservato, un rilievo con due grifi che affiancano una figura stante che emerge da un cespo di acanto collocato entro un vaso biansato. Tale figura, dal sesso indefinibile, che regge due vasi (oinochoai) su cui i grifi poggiano una zampa, è stata interpretata come Dioniso Sabazio, dio della rigenerazione, nell’atto di dispensare con i due vasi il fluido vitale.

Il committente e la datazione del monumento

Rimane tuttora aperto il problema della cronologia del monumento, da considerare un accesso monumentale a un’area sacra, o un monumento onorario, che per i rilievi di carattere guerresco potrebbe alludere alla celebrazione di una vittoria militare. L’apparato decorativo orienterebbe verso l’epoca giulio – claudia. Il rinvenimento nel muro romano, che continua posteriormente il Propileo, dell’architrave di Palpellio, databile con buona probabilità in epoca neroniana (se Palpellio è il prefetto della flotta indotto al suicidio da Nerone) confermerebbe questa ipotesi e si potrebbe vedere nel cavaliere il committente dell’intero complesso. A esiti differenti conduce la proposta di attribuire il medesimo architrave alla basilica civile e di considerare significativa anche per la cronologia del propileo la collocazione davanti all’ala sinistra della base di statua di Calpetano Ranzio, situabile, considerata la carriera del senatore in epoca flavia (poco dopo l’80 d.C.). Del resto la stessa interpretazione del grande edificio del piazzale come basilica civile è stata posta recentemente in discussione. Le dimensioni e la forma farebbero piuttosto pensare a un edificio per il culto imperiale.

Coronamenti a pulvino

[ inv. 14029-14030; inv. 12615; inv. 12617 ]
Due frammenti di pulvini in calcare di provenienza sconosciuta.
Frammento di coronamento con pulvino in marmo di provenienza sconosciuta.
Coronamento a pulvino in calcare di provenienza sconosciuta.
II sec. d.C.

Pulvini - 1 Pulvini - 2 Pulvini - 3
Pulvini - 1 Pulvini - 2 Pulvini - 3

Gli altari, o are funerarie, erano la sede e lo strumento di culto per i sacrifici e le offerte in onore dei defunti.
Si compongono di un basamento, di un dado centrale (spesso con iscrizione) e di un coronamento provvisto di uno spazio incavato o pianeggiante (focus) per la fiamma sacrificale necessaria alla conclusione del rito di commemorazione.
Il focus è collocato fra due pulvini (o cuscini di fronde sempreverdi) vagamente cilindrici, stretti da bende e chiusi alle estremità da un fiore.

Ganimede

Piramide di coronamento con Ganimede e l’aquila

[ inv. 14365 ]
Piramide di coronamento di ara funeraria in calcare rinvenuta probabilmente a Trieste.
I-II sec. d.C.

GanimedeLa piramide presenta tre facce decorate. I rilievi laterali raffigurano un delfino con la coda attorcigliata intorno a un tridente. Il rilievo della faccia principale presenta invece Ganimede con l’aquila.
Secondo la leggenda, Zeus, invaghitosi della bellezza di Ganimede, figlio del fondatore di Troia, Troo, e di Calliroe, lo rapì dopo aver assunto le sembianze di un’aquila. Ganimede fu dunque trasportato nell’Olimpo dove divenne il coppiere degli dei.

Tetto a cono e pigna liscia di coronamento

[ inv. 12620 ]

Parte superiore di tetto a cono in calcare decorato da foglie lanceolate di provenienza sconosciuta.

Cono Cono

[ inv. 12622 ]

Pigna liscia di coronamento in calcare di provenienza sconosciuta.
I sec. d.C.

Pigna Pigna


MausoleoSoffitto, architrave e coronamento di mausoleo circolare

[ inv. 12600 ]
Due frammenti di soffitto circolare con margine esterno modanato e faccia decorata da doppia corona di foglie d’acanto e foglie lanceolate con rosetta; un concio di architrave circolare; frammento del coronamento, probabilmente conico, a foglie lanceolate. Provenienza sconosciuta.
Inizi del I sec. d.C.
Il confronto con esempi simili (vedi il disegno del mausoleo di Sestino) consente di attribuire i frammenti a un monumento composto da cella circolare e tetto a cono.

 Tholos  Tholos

Basamento di monumento funerario circolare

I blocchi in calcare, costituenti il basamento (crepidine) di un monumento funerario a pianta circolare (dal diametro di circa 6 m), furono recuperati nel 1842 nel Campanile di San Giusto. Sono ancora visibili i fori per il fissaggio di alcune delle dodici colonne che sostenevano la copertura. Tali colonne erano probabilmente simili per tipologia e dimensioni a quella collocata nello spazio interno del basamento.

basamento monumento funerario circolare


CimaseCimase di base per statua onoraria

Le basi per statua onoraria sono costituite da un basamento, un dado e un coronamento (o cimasa).

La faccia anteriore del dado reca l’iscrizione relativa al personaggio onorato, mentre sulla cimasa è fissata la sua statua bronzea pedestre (in piedi o seduta) o equestre, come si ricava anche dai fori di fissaggio presenti sulla faccia superiore.

 Cimase  cimase

Soffitto e architrave di mausoleo quadrato

[ inv. 12601 ]

Due frammenti di soffitto in calcare con faccia decorata da corona di foglie d’acanto e foglie lanceolate; tre frammenti di architrave. Provenienza sconosciuta.
Inizi del I sec. d.C.

Il confronto con esempi simili (vedi il disegno del mausoleo di Altino) consente di attribuire i frammenti a un monumento composto da cella quadrangolare e tetto a piramide.

 Quadro 2    Quadro

Sarcofago con coperchio a tetto

[ inv. 12624 ]
Sarcofago in calcare con coperchio a tetto a due spioventi e acroteri angolari rinvenuto nel sepolcreto dei Santi Martiri.
IV-V sec. d.C.

 Sarcofago con coperchio a tetto


Sgocciolatoio per torchio

Gli sgocciolatoi costituiscono la parte sottostante dei torchi e hanno lo scopo di convogliare e raccogliere i liquidi ricavati dalla spremitura.

colatoio

Sarcofagi

[ inv. 12625; inv. 12626; inv. 13848 ]
Cassa di sarcofago in calcare, con i fianchi decorati da cornucopie, forse proveniente dall’area dei Santi Martiri. Manca uno dei fianchi, ma vi sono ancora evidenti tracce della base di uno degli amorini che reggeva l’iscrizione.

Cassa di sarcofago in calcare proveniente forse dall’area dei Santi Martiri.

Cornucopia

Coperchio di sarcofago in calcare rinvenuto in via delle Monache nei pressi della chiesa di San Martino (ora demolita). Gli acroteri sono iscritti.
III sec. d.C.
Inscr.It. X, 4, 225

D(is) M(anibus)

Agli Dei Mani
(= divinità protettrici delle anime dei morti)

Il coperchio potrebbe appartenere al sarcofago di Salvia Severianena (Inscr.It. X, 4, 148) rinvenuto nel 1686 nella chiesa di San Martino.

Dediche agli Dei Mani
e formula di esclusione testamentaria

I sec. d.C.
Inscr.It. X, 4, 15, 16, 258

Ara in calcare

[ inv. 13565; inv. 13562 ]
Priva del coronamento di provenienza sconosciuta.

 DMS
D(is) M(anibus) s(acrum) Consacrato agli Dei Mani(= divinità protettrici delle anime dei morti)

Ara in calcare

[ inv. 13860 ]
Dal 1688 al 1830 collocata presso la chiesa di San Pietro in Piazza Grande (ora Piazza Unità d’Italia).

 DMS  
D(is) M(anibus) s(acrum) Consacrato agli Dei Mani

Dado in calcare

Privo di zoccolo e coronamento rinvenuto nel 1819 in via S. Michele.

 HMS  
H(oc) m(onumentum) h(eredem) Questo sepolcro (non toccherà) all’erede


Misure dell’area funeraria

[ inv. 13586 ]
Blocco in calcare rinvenuto nel 1838 nel sepolcreto dei Santi Martiri.
Il blocco costituiva probabilmente la parte superiore del muretto del recinto funerario.
I sec. d.C.Inscr.It. X, 4, 252

locus

Loc(us) m(onumenti) in fr(onte) p(edes) [---] L’area del sepolcro (misura) sul lato strada piedi …

Fregi a girali

I fregi a girali, elementi a volute vegetali, decorano la trabeazione di edifici pubblici o privati di particolare pregio (vedi la ricostruzione relativa al portico del Foro di Aquileia).