Giardino del Capitano

Lapidario medioevale e moderno

Il Giardino del Capitano si estende sul Colle di San Giusto, davanti al Civico Museo di Storia ed Arte, ed è un’area di forma rettangolare, delimitata a ovest dall’edificio del Museo e a nord dal muraglione che sostiene l’Orto Lapidario. Sui lati est e sud l’area del Giardino è delimitata da mura con torri molto ben conservate, databili al 1470 o alla prima metà del secolo XVI. L’area del Giardino era un tempo di pertinenza del Capitano cesareo, che reggeva la città in nome dell’Imperatore d’Austria e dimorava nel Castello di San Giusto. Nel Giardino del Capitano sono ora conservate sculture, lapidi ed iscrizioni di epoca medievale-moderna di importanza storica o artistica, appartenute a edifici cittadini andati demoliti. Questa raccolta ha la funzione di preservare alcune delle più importanti memorie storiche della città dal Trecento ad oggi.

Nel Giardino del Capitano sono stati raccolti tutti i materiali lapidei di qualche importanza storica o artistica, appartenuti a edifici cittadini andati demoliti

Questa raccolta ha la funzione di preservare alcune delle più importanti memorie storiche della città dal Trecento ad oggi.
In seguito ai recenti lavori di ristrutturazione dell’Orto Lapidario e del Giardino è stata realizzata una “tettoia da cantiere” in cui questo materiale ha trovato finalmente protezione, sottraendolo alle continue aggressioni degli agenti atmosferici, dell’inquinamento e della vegetazione. Inoltre è stato così possibile accorpare il materiale per nuclei di provenienza e per categorie, mentre prima era disseminato disorganicamente per tutto il giardino.
Nei vari settori di questo deposito-esposizione sipossono ora vedere: le iscrizioni relative alle mura cittadine, in particolare quelle provenienti dalla Torre dell’Orologio o del Porto, che si trovava nell’area dell’attuale piazza dell’Unità d’Italia, proprio al centro.

Le lapidi commemorative delle visite imperiali alla città e l’iscrizione dell’inaugurazione del Lazzaretto eretto dall’Imperatrice Maria Teresa.
Il materiale scultoreo e epigrafico dalle chiese e cappelle demolite, come quelli della settecentesca Cappella Conti, dedicata alla Sacra Famiglia, già esistente in via di Rena in Città Vecchia.
Le lapidi con iscrizioni sepolcrali cattoliche e quelle dal vecchio Cimitero Ebraico di Montuzza, databili tra XVI e XVIII secolo. Accanto, un cippo turco e una stele islamica con iscrizione in caratteri cufici del 1115 (proveniente dall’area magrebina e probabilmente portata a Trieste per collezionismo). Sono quindi raggruppati i materiali rinvenuti nelle demolizioni di via Malcanton (dietro il palazzo Municipale), di via Pozzo del Mare e dell’area di via di Riborgo.

Tra capitelli trecenteschi, iscrizioni in caratteri gotici, stemmi civici e di famiglie nobili, architravi con preghiere e motti di ospitalità, si ritrovano i caratteristici “panduri”, mascheroni a figura umana, che decoravano le chiavi d’arco dei portoni delle case triestine, sia in Città Vecchia che nel Borgo Teresiano, dove molti esemplari sono ancora al loro posto.

Una curiosità è offerta dall’iscrizione proveniente da casa Cancellieri (che si trovava nell’area davanti alla chiesa di Santa Maria Maggiore): essa riporta una frase illeggibile, scritta in caratteri criptografici, probabilmente inventati dal proprietario della casa, noto per la sua erudizione. Il suo messaggio enigmatico ha incuriosito i passanti dal 1438 e, tuttora, non è ancora stato svelato.

Sono inoltre esposti vari materiali provenienti dall’Istria e una pietra tombale dall’isola di Arbe con l’immagine del vescovo Zudenigo de Zudenighi del 1412.
Nel prato sono le colonne che reggevano l’edificio della Vicedomineria della città, Archivio degli atti pubblici e privati, del XIV secolo e una serie di vere da pozzo databili dal Trecento al Cinquecento.

Visita ai reperti raccolti sotto la tettoia