Martedì 27 agosto: Quarto e ultimo appuntamento di Archeologia di Sera 2019
Ingresso libero da Piazza della Cattedrale 1, via della Cattedrale 15 e via San Giusto 4
Musica, lettura commentata e proiezioni nella magica atmosfera del Giardino del Capitano.

Ore 20.30: Bestiario antico
Questa sera, a cura di Marzia Vidulli Torlo e Susanna Moser, verrà affrontato il tema: “Omaggio alla capra, tra realtà, mito e metafora”.

Capra in bronzo rinvenuta presso Pirano alla metà dell’Ottocento

Capra in bronzo rinvenuta presso Pirano alla metà dell’Ottocento, ora esposta al Museo della Civiltà Istriana, Fiumana e Dalmata. Probabile ex voto di produzione magnogreca, databile tra la fine del V e l’inizio del IV secolo a.C., giunto a Pirano lungo le rotte commerciali adriatiche dei mercanti greci

Il Civico Museo d’Antichità ha concesso in prestito al Museo della Civiltà Istriana, Fiumana e Dalmata (Trieste, via Torino 8) un raffinato bronzetto in forma di capra proveniente da Pirano: lo storico triestino Pietro Kandler, ricevutolo in dono per il museo nel 1852, lo aveva ritenuto del I secolo della nostra era e pensava, anche per altre simili raffigurazioni presenti in Istria, che la capra, oggetto di culto, sia stata la raffigurazione dell’Istria divinizzata e che nello stemma abbia conservato attraverso i secoli questo simbolo.
Certo è che la capra entrò prepotentemente sin dai primordi nella mitologia, come nutrice degli dei, e poi nelle grandi religioni mediterranee.
Zeus neonato venne accudito dalla capra Amaltea. Le fu grato e, divenuto signore dell’Universo, immortalò fra le stelle l’immagine di Amaltea nella costellazione del Capricorno. Prese poi in prestito una delle sue corna, che divenne la famosa cornucopia o corno dell’abbondanza, che trabocca di cibo e di bevande non appena lo si desideri.
La figlia di Zeus, la dea Atena, portava uno scudo di aegis («pelle di capra»), fatto con la pelle di Amaltea, che già suo padre Zeus aveva usato come mantello-armatura: da questo scudo prenderebbe il suo antico nome la città di Capodistria.
Nell’Antica Grecia, la capra era inoltre animale sacro a Dionisio: un capro veniva dato in premio ai poeti tragici. Dal nome greco del capro, tragos, derivò quello di tragedia.
Inoltre c’era il dio Pan, dio silvestre, che veniva spesso rappresentato con corna di caprone poiché egli era per metà uomo e per metà capra. Nel Medioevo Pan ed i suoi aspetti vennero demonizzati dal Cristianesimo, tanto che nei secoli successivi il diavolo nella cultura occidentale assunse progressivamente i tratti iconografici di questa antica divinità: corna, zampe caprine, barba a punta. Immagine legata poi anche alle streghe, ai Sabba e alla caccia alle streghe.
Presso gli Ebrei il capro espiatorio era quello su cui il popolo scaricava le proprie iniquità: nel giorno dell’espiazione i peccati di Israele vengono imputati all’annuale capro espiatorio che viene lanciato al di là di una rupe e offerto ad Azael o Azazel.
Nella religione cristiana il capro espiatorio venne inteso in seguito come simbolo di Cristo per l’auto-sacrificio di Gesù: la sua passione porterà alla redenzione dei peccati dell’umanità.
La capra sin dall’antichità è stata l’animale che ha permesso all’uomo di sopravvivere anche in condizioni orografiche e climatiche particolarmente sfavorevoli, nelle aree più povere e disagiate del bacino del Mediterraneo, ma dal medioevo, soprattutto dal Seicento e nell’Ottocento divenne progressivamente oggetto di ostracismo, anche da parte di strutture statali, che le imputarono danni irreparabili alla vegetazione boschiva, facendone ancora una volta un capro espiatorio.

Ore 21.30: Bestiario in note
Il gruppo strumentale Lumen Harmonicum (Daniele Porcile – flauto, Marco Favento – violino, Lucy Passante Spaccapietra – viola, e Massimo Favento – violoncello) proporrà “L’usignolo di Amadeus” musiche di

  • - Wolfgang Amadeus Mozart (1754-1791): Quartetto in Do maggiore K 285b per flauto e archi
  • - Wolfgang Amadeus Mozart (1754-1791): Quartetto in La maggiore K 298 per flauto e archi
  • - Wolfgang Amadeus Mozart (1754-1791): Quartetti in Re maggiore K 285 per flauto e archi