PUNIZIONE, SALVEZZA, INGANNO: LE METAMORFOSI DI OVIDIO

Martedì 28 agosto, apertura dalle 20 alle 23, inizio spettacolo 20.30, Quarto appuntamento della serie ARCHEOLOGIA DI SERA 2018 sul Colle di San Giusto, nel giardino del Civico Museo d’Antichità “J.J. Winckelmann” (già Museo di Storia ed Arte-Orto Lapidario) con ingresso libero da Piazza della Cattedrale 1, via della Cattedrale 15 e via San Giusto 4

 

Ore 20.30: Metamorfosi in note
con Autori dalla Collezione e dall’Archivio Editoriale di Carlo Schmidl

Il Gruppo Strumentale Lumen Harmonicum, dedica la quarta e ultima serata a serenate e rarità tratte dalla collezione e dall’archivio editoriale di Carlo Schmidl.
Nelle maggiori città europee vi era nell’Ottocento la consuetudine assai diffusa di presentare le migliori pagine dell’Opera in forma cameristica nei giardini, nei convivi, durante gli intrattenimenti e nei più vari luoghi d’incontro. All’epoca l’Opera incideva sul costume, sulla politica e anche sull’identità nazionale della società. Trascrittori con adeguate conoscenze compositive crearono quindi un genere di parafrasi, il pot pourrì per l’appunto, in grado di ritagliarsi il proprio spazio sia editoriale sia d’esecuzione. L’intento del Lumen Harmonicum non è quello di presentare la trascrizione o il brano originale in quanto tale, bensì quello di ricreare l’atmosfera dell’Opera così come veniva citata, in una sorta di Metamorfosi, al di fuori del Teatro. Lo scopo è quello di rievocarne palpiti e singulti, gioie e dolori; opportuna quindi l’occasione per offrire all’ascolto prodotti spesso dimenticati del grande affare ottocentesco della trascrizione, filone musicale sviluppatosi senza limiti, pudori nazionalistici e controversie linguistiche, quasi a voler dimostrare quanto il messaggio dell’universo teatrale non conoscesse limiti per la fruizione quotidiana, al di fuori dei grandi dibattiti intellettuali, e, quasi per assurdo, contemporaneamente all’evolversi delle Scuole Nazionali. Fu una moda. Carlo Schmidl nella sua veste di editore, musicografo e collezionista fu un grande estimatore del genere e il Lumen Harmonicum intende offrire questa sera un piccolo scorcio della sua raccolta…

  • Giuseppe Verdi (1813-1901) – Fantasia Operistica su temi dell’Aroldo di E. Chaine per violino e pianoforte
  • Richard Wagner (1813-1883) – Siegmunds Liebeslied aus der Oper Die Walküre di R. Heldburg per violino e pianoforte
  • Giuseppe Verdi – Potpourrì d’Opera su temi tratti da Rigoletto di C. Bertucci per violino e pianoforte
  • Richard Wagner – Isolden Liebes, Tod Schluss aus Tristan und Isolde di A. Ritter per violino e pianoforte
  • Richard Wagner – Albumblatt versione di F. Hermann per violino e pianoforte

Marco Favento – violino
Corrado Gulin – pianoforte

Ore 21: … e come una pietra immobile rimase:
Perseo e la Medusa, punizione per l’arroganza nella umana bellezza

Il quarto incontro, a cura di Marzia Vidulli Torlo e Susanna Moser, legato al bimillenario della morte del poeta latino Ovidio, narra l’impresa di Perseo che uccide la Gorgone/Medusa, tagliandole la testa che diverrà un emblema terrificante da rivolgere contro i nemici, capace di trasformare chiunque con il suo sguardo in statue di pietra

brani tratti da: Ovidio, Metamorfosi, IV 606-V 254

Di eccezionale bellezza, Medusa fu desiderata e contesa da molti pretendenti, e in tutta la sua persona nulla era più splendido dei capelli. Si dice che il signore del mare la violasse in un tempio di Minerva. Ella … perché il fatto non restasse impunito mutò i capelli della Gòrgone in ripugnanti serpenti. Ancor oggi la dea, per sbigottire e atterrire i nemici, porta davanti, sul petto, quei rettili che lei stessa ha creato.

Perseo, figlio di Giove e di Danae, colei che Giove rese madre fecondandola con l’oro, giunse alla casa di Gòrgone, e qua e là in mezzo ai campi, nei sentieri gli avvenne di vedere figure di uomini e belve mutati da esseri vivi in granito per aver visto Medusa. Ma lui aveva scorto, riflessa nel bronzo dello scudo che reggeva col braccio sinistro, l’orrenda immagine, e mentre un sonno pesante gravava sui serpenti e su lei stessa, le spiccò il capo dal collo: quasi fosse linfa materna dal sangue nacquero Pegaso, l’alato destriero, e suo fratello.

e mentre trionfante Perseo si librava tornando in patria, solcando l’aria rarefatta con un fruscio d’ali,…vide, le braccia incatenate a un masso della scogliera, l’innocente Andromeda pagare con la vita l’arroganza della madre.
Ella non aveva ancora raccontato quanta presunzione sua madre avesse riposto nella propria bellezza, che scrosciarono le onde e apparve un mostro, che avanzando si ergeva sull’immensità del mare …
Perseo disse: “per portare aiuto non c’è che un attimo. … Se io la chiedessi in sposa, io, Perseo, che ho vinto la Gòrgone dalla chioma di serpi sarei certo preferito a tutti come genero”. Senza timore nel cielo con un battito d’ali, Perseo piomba sul dorso della belva e nella scapola le pianta il ferro.
Grida di applauso riempiono la spiaggia e le dimore degli dei nel cielo. Cassiopea e Cefeo,la madre e il padre, esultanti salutano Perseo come genero e lo dichiarano soccorritore e salvatore della famiglia. Liberata dalle catene, si avvicina la vergine, ragione e premio di quella fatica.

Durante il banchetto nuziale si svolgerà però l’infausto combattimento ingaggiato da Fineo, lo sposo promesso, il fratello del padre di lei: alimentando di continuo la mischia, vendetta segue vendetta in una sanguinosa strage.
… Contro un uomo solo si stringono Fineo e i mille che lo seguono; volano i dardi più fitti che d’inverno la grandine… Perseo allora appoggia la schiena al marmo di una grande colonna, e con le spalle al riparo, col viso rivolto contro gli armati, sostiene l’attacco.
Quando però si accorse che al numero stava per soccombere il valore: “Poiché voi stessi”, disse, “a ciò mi costringete”, in alto levò la testa di Gòrgone e ogni assalitore restò immobilizzato in quell’atto, come una statua di marmo. Duecento corpi alla vista di Gòrgone impietrirono… Solo allora Fineo si pentì di quell’iniqua battaglia. Ma … Perseo non fu clemente e … nel marmo rimase fissata la sua espressione di terrore …

Ore 22: Documentario e visite guidate

Nella parte finale della serata il pubblico potrà scegliere se seguire le visite guidate alle diverse sezioni del Museo (Collezione Egizia e Orto Lapidario) oppure rimanere nel Giardino del Capitano per la proiezione del documentario RAI

In morte di un archeologo. Winckelmann, Trieste e il riscatto di una città
di Paola Bonifacio e Piero Pieri (durata 58 minuti)
L’ultima serata è dedicata a J.J. Winckelmann riproponendo il documentario della sede RAI di Trieste, a conclusione delle iniziative legate al 250.mo anniversario dalla sua morte a Trieste.