Tergeste

Storia del territorio

Nella piena età del Ferro (VII-V secolo a.C.) sul territorio del Carso triestino popolazioni paleovenete si erano inserite con forza in un substrato di culture locali, accentuando così la caratteristica della zona, crogiolo di esperienze culturali e commerciali a vasto raggio. Furono i Veneti a chiedere a Roma aiuto contro il comune nemico, il popolo degli Istri, dedito alla pirateria e al saccheggio. I Romani nel 181 a.C. fondarono la strategica colonia di Aquileia, quale punto di partenza per la guerra contro gli Istri. Questi dopo aver sottoscritto un concordato con Roma ben presto, però, dimostrarono di non volervi tener fede. La guerra si svolse tra il 178 e il 177 a.C. e si concluse con la totale disfatta degli Istri i quali preferirono il suicidio alla perdita dell’autonomia. Probabilmente dopo la vittoria i Carni e i Giapidi (popolazioni indigene dell’interno) si affacciarono alle sponde dell’Adriatico.

È possibile che nell’89 a.C., in seguito alla cosiddetta Lex Pompeia, anche Tergeste, come altri centri transpadani, abbia ricevuto il ius Latii, una forma di cittadinanza con diritti ridotti. Gli studiosi ritengono che negli anni antecedenti al 52 a.C. (anno dell’incursione dei Giapidi che distrusse la città) Tergeste divenne una colonia, i cui abitanti erano cittadini romani a tutti gli effetti. Dopo le guerre contro i Giapidi del 33-32 a.C. condotte da Ottaviano (il futuro imperatore Augusto) il confine nord-orientale dell’Italia fu ampliato e portato nell’Istria meridionale. Così Tergeste non si trovò più in un territorio “caldo”, bensì in una posizione sicura e tranquilla, che le permise di rimanere fuori dalle direttrici delle invasioni e delle lotte per il potere. La città poté realizzare un rapido sviluppo demografico ed economico, riprendendo la funzione di centro nodale di raccordo tra i traffici marittimi e le regioni danubiane.

Pianta Urbana

La città

Il versante rivolto al mare del colle di San Giusto fu scelto come luogo della città romana tanto per l’esposizione soleggiata, protetta dai violenti venti di bora, ma anche per la sua facile difendibilità e per l’ottima posizione di controllo sull’altopiano circostante e sull’ampio golfo.

Gli studiosi ritengono che Tergeste abbia avuto un primitivo impianto in periodo augusteo. Infatti le testimonianze monumentali più antiche della città sono le Iscrizioni (esposte nel Lapidario Tergestino) che ricordano la costruzione delle mura per intervento di Ottaviano (il futuro Imperatore Augusto) nel 33-32 a.C. Si tratta di un impianto urbano con strade ad andamento ortogonale che in parte si intravedono ancor oggi nel reticolo delle strade della Città Vecchia, ma che presentano una leggera divergenza, per meglio sfruttare l’orografia del colle.

La cerchia muraria racchiudeva una ristretta area di forma irregolare: la parte alta era occupata dagli edifici pubblici, mentre era ad uso abitativo la zona che scendeva fino alla riva del mare, dove si trovavano le strutture portuali e il teatro.

Le modeste dimensioni dell’area urbana racchiusa dalle mura ha indotto a considerare Tergeste come una città di servizi, in cui prevalevano gli edifici di carattere pubblico, punto di aggregazione amministrativo, economico e religioso di una popolazione residente per lo più in villaggi e ville sul territorio.

L’assetto urbano conobbe in epoca neroniana-flavia (54-96 d.C.) una ridefinizione unitaria per quanto riguarda il nucleo monumentale composto da Foro, Basilica, Propileo e Arco di Riccardo. In seguito la città venne arricchita dalla risistemazione del Teatro intrapresa all’inizio dell’età traianea (102-106). Nel II secolo poi si ebbero ancora alcuni interventi di ristrutturazione e abbellimento, in particolare nell’epoca di Adriano e di Marco Aurelio, come la ricostruzione della Basilica forense (167-168) e altri edifici dei quali rimangono unicamente le testimonianze epigrafiche.

Per quanto riguarda l’edilizia privata, scavi occasionali hanno portato alla luce resti di abitazioni con pavimenti a mosaico e pareti affrescate, atrii-cortili, pozzi ed ambienti disposti a più livelli per lo sfruttamento del ripido declivio del colle. Recentemente, nel quadro degli interventi di recupero di Città Vecchia, sono venuti alla luce i resti di diversi edifici privati alcuni dei quali, stando alla decorazione musiva e parietale, appartengono a complessi residenziali di alto livello. La notevole estensione di queste strutture abitative, databili tra la prima metà del I secolo e il II secolo d.C., mostra la crescita della città al di fuori del ristretto nucleo protetto dalle mura e testimonia il raggiungimento di condizioni favorevoli di sicurezza e benessere economico. A questa situazione già nel II secolo si sovrappose una realtà diversa: ad esempio le case di via di Donota e del Bosco Pontini e poi quelle di via G. Ciamician vennero abbandonate e tra i loro ruderi furono ricavate tombe e sepolcreti familiari. Questa circostanza evidenzia un regresso e un ripiegamento dell’abitato nell’area del nucleo originario sul colle di San Giusto.