Sala C2
38. Acroterio figurato 39. Stele con figura adagiata su klyne
40. Stele con togato 41. Frontone con togato
42. Lista di collegium (?) 43. Epitafio di Marcus Postumius …
44. Blocco con strumenti di lavoro 45. Epitafio di Marcellinus (?)
46. Dedica a … Aurelius Marcus, vir perfectissimus 47. Epitafio dei Trosii
. .
97. Rilievo di Atthis 98. Dedica a Iuppiter Optimus Maximus Dolichenus
99. Dedica a Silvanus Castrensis 100. Dedica del rifacimento del fons e del lucus
101. Dedica a … e alla familia (Silvani) da parte dell’edile Spinther 102. Dedica a Ercole o a Eracura
103. Dedica di un bacile alla Bona Dea da parte di … Ursa 104. Dedica di un bacile alla Bona Dea da parte di Barbia Stadium
105. Frammento di bacile 106. Dedica di un bacile alla Bona Dea da parte di Barbia
107. Dedica della costruzione a spese pubbliche del sacello della Bona Dea 108. Base di pilastro
109. Rilievo di Ercole (?) 110. Stele con figura di offerente (?)
111. Rilievo con Priapo 112. Dedica a Minerva
113. Onfalo 114. Dedica del sacello della Mater Magna

Segue il settore dedicato ai luoghi di culto e alle divinità: sono presenti dediche a Giove Massimo Dolicheno, a Silvano, a Ercole o a Eracura e a Minerva. Ma soprattutto importanti sono i bacili in pietra o labella (n.104-106) con la dedica alla Bona Dea, il cui tempio è stato individuato in scavi del 1910 in via Santa Caterina. Dallo stesso tempio proviene anche la lastra che ricorda come l’edificio sia stato fatto erigere con decreto decurionale, a spese pubbliche, da Lucio Apisio e Tito Arruntio (n. 107), nella seconda metà del I secolo a.C.

Una curiosità è data dalle notizie di ritrovamento dei cinque frammenti dell’architrave (n. 114) con dedica alla Mater Magna o Cibele: sono stati tutti rinvenuti separatamente in luoghi diversi della zona tra il Teatro romano e piazza A. Hortis, riutilizzati come materiale da costruzione. Il sacello dedicato alla dea si trovava probabilmente nella zona dell’Arco di Riccardo.

Accanto alle iscrizioni alcuni rilievi mostrano gli dei Priapo, Attis e forse un Genio della città con cesto ricolmo di frutta; al centro della sala un Onfalo (n. 113), immagine della sacra pietra ombelicale, centro della terra, che si trovava nel tempio di Apollo a Delfi, a cui si avvinghia con le sue spire il lungo serpente Pitone.

frammenti38. Acroterio figurato

[ inv. 13654 ]

Acroterio in calcare con rilievo. Non sono noti l’epoca e il luogo di ritrovamento. II-III sec. d.C.

Si tratta di uno dei due acroteri (elementi decorativi angolari) collocati sul coperchio a tetto di un sarcofago.
In questo caso dovevano accogliere i ritratti della coppia dei defunti. L’uomo è raffigurato con tunica e mantello.

frammenti39. Stele con figura adagiata su klyne

[ Inv. 2202]

Stele con zoccolo e coronamento modanato e rilievo sulla fronte. Stando alla testimonianza di Ireneo della Croce (XVII sec.) la stele era collocata “nel muro dell’Horto di dietro la Casa Dominicale de’ Signori Giuliani”, vale a dire in casa Giuliani in via Malcanton.
Fine I sec. d.C.

Entro un riquadro ribassato è scolpita a rilievo una figura umana adagiata su klyne, letto o divanetto dotato di gambe decorate e panchetta. Il volto del defunto o della defunta è completamente illeggibile.

stele40. Stele con togato

[ inv. 13652 ]

Stele centinata in calcare, con dente per il fissaggio del monumento. Non sono noti il luogo e l’epoca del rinvenimento.
I sec. d.C.

Entro un riquadro centinato è raffigurato un ritratto maschile a mezza figura con tunica e toga con drappeggio “a matassa”.

41. Frontone con togato

busto

[ inv. 13653 ]

Frontone di stele funeraria in calcare. Non sono noti il luogo e l’epoca del rinvenimento.
I sec. d.C.

Il busto del defunto, privo di qualunque intento ritrattistico, è rappresentato con la tunica e il mantello fissato alla spalla mediante una fibula o spilla rotonda.

42. Lista di collegium (?)

[ inv. 13596 ]

Lastra rettangolare reimpiegata come lapide sepolcrale della famiglia de’ Marenzi (1635) nel pavimento della Cattedrale di San Giusto.
Prima met? del I sec. d.C.
I.It., X, 4, 95

frammento

A(ulus) Barbius Epinicus,
A(ulus) Barbius Epaphroditus,
Q(uintus) Petronius Parthenius,
Sex(tus) Cossut(ius) Euschenus,
L(ucius) Gallius Felix,
L(ucius) Usius Lascivos,
L(ucius) Lopsius Clymenus,
L(ucius) Lopsius Aprio,
L(ucius) Publicius Iustus,
Pontiena Peregrin(a),
Publicia Primigenia.

Aulo Barbio Epinico, Aulo Barbio Epafrodito, Quinto Petronio Partenio, Sesto Cossuzio Euschemo, Lucio Gallio Felice, Lucio Usio Lascivo, Lucio Lopsio Climene, Lucio Lopsio Aprione, Lucio Poblicio Giusto, Pontiena Peregrina, Publicia Primigenia.

I nomi, disposti in due colonne (quella di destra era forse riservata alle donne), appartengono quasi certamente a liberti (= schiavi liberati), come suggeriscono i numerosi cognomi di origine greca. é possibile che si tratti dei membri di un collegio, forse di carattere funerario (gli associati avevano diritto di essere sepolti nell’area di proprietà del collegio).

43. Epitafio di Marcus Postumius …

[ inv. 13816 ]

Blocco in calcare di emiciclo di monumento funerario a schola rinvenuto nel 1935 negli scavi presso il castello di San Giusto.
Ultimo quarto del I sec. a.C.
frammentoI.It., X, 4, 147

M(arcus) Post[umius ---]

Marco Postumio ….

Il blocco faceva parte di un monumento funerario a emiciclo dotato di panchetta per consentire la sosta dei viandanti. Il nome completo del defunto era scolpito almeno su due blocchi affiancati e collocati a mezza altezza.

frammento44. Blocco con strumenti di lavoro

[ inv. 13555 ]

Blocco in calcare decorato da cornice modanata. Non sono note l’epoca e le circostanze del rinvenimento.
Metà del I sec. d.C.

Il blocco faceva parte di un monumento sepolcrale, forse dedicato a un artigiano.
Sulla faccia principale sono infatti scolpiti alcuni strumenti di difficile interpretazione (ad eccezione di un’accetta o martello).
Nel 1786, in concomitanza forse con il rinvenimento del monumento, il dado è stato reimpiegato con l’incisione di una nuova iscrizione.

45. Epitafio di Marcellinus (?)

[ inv. 13724 ]
Porzione sinistra di fronte di sarcofago in calcare con tabula sorretta da due geni alati, di cui sopravvive solo quello di sinistra privo di testa e piedi. La lapide, riutilizzata nel 1588 per un’iscrizione del vescovo Nicolò Coret, rimase fino al 1930 nella vecchia curia di via del Castello. IV-V sec. d.C.
I.It., X, 4, 292

frammento

[---]
[---]umia++[---]
corpo [--- Ma]-
rcellin[---]
obseq[---]
vixit a[nnis --- deposit-]
XIIII kal(endas) [---].

… Marcellino … visse anni … sepolto il quattordicesimo giorno prima delle calende …

46. Dedica a … Aurelius Marcus, vir perfectissimus

[ inv. 13542 ]

Ara in calcare rinvenuta durante i lavori per la costruzione di un edificio privato in via G. Carli. Ultimo quarto del III sec. d.C.
I.It.
, X, 4, 44

ara in calcare

[-] Aur(elio) Marco
v(iro) p(erfectissimo).
M(arcus) Nonius Merc-
usenus v(ir) [e(gregius)]
[ami]co
[in]comparab(ili).

A … Aurelio Marco, cavaliere di alto rango. Marco Nonio Mercuseno, cavaliere, (dedicò / pose) all’amico incomparabile.

Il destinatario dell’ara, Aurelio Marco, è da identificare con il dedicante di un’iscrizione onoraria rinvenuta in Dalmazia e destinata al praeses provinciae Delmatiae (= governatore della provincia della Dalmazia) del 277 d.C., Aurelio Marciano, con il quale il notabile tergestino aveva forse anche dei legami di parentela.
Il dedicante, Marco Nonio Mercuseno, porta un cognome (Mercuseno) di origine indigena diffuso, con varianti, in area illirica.

47. Epitafio dei Trosii

[ inv. 13584 ]

Dado di ara in calcare in due frammenti; la parte superiore fu riutilizzata come urna, quella inferiore presenta un ampio foro circolare. Il frammento superiore fu rinvenuto in un orto dietro il Castello di San Giusto, quello inferiore nel 1911 era collocato, in periferia, nella casa di campagna di G. Maizen a San Giovanni di Guardiella. I sec. d.C.
I.It., X, 4, 156

P(ublius) [Trosius]
Peregrinus
v(ivus) f(ecit) sibi et
P(ublio) Trosio Severo
[patri],
Arriae C(ai) f(iliae) Quartillae
matri,
Trosiae P(ubli) f(iliae) Caesullae
sorori,
Trosiae P(ubli) l(ibertae) Ampliatae,
lib(ertis) lib(ertabus) posterisq(ue) eor(um).
H(oc) m(onumentum) h(eredes) n(on) s(equetur).

P(ublio) Trosio
P(ubli) f(ilio)
Communi.

Publio Trosio Peregrino da vivo fece per sè e per il padre Publio Trosio Severo, per la madre Arria Quartilla, figlia di Gaio, e per la sorella Trosia Cesulla, figlia di Publio, per Trosia Ampliata, liberta (= schiava liberata) di Publio, per i liberti e le liberte e i loro discendenti. Questo monumento non toccherà agli eredi.
A Publio Trosio Commune, figlio di Publio.

Il monumento non fu solo sottoposto a reimpiego dato che, una volta tagliato a metà, i due blocchi così ricavati seguirono strade diverse venendo a trovarsi alla fine a qualche chilometro di distanza.

frammento97. Rilievo di Atthis

[ inv. 12603 ]

Stele in calcare con rilievo recuperata da via del Teatro Romano. III sec. d.C.

Una cornice di tipo norico-pannonico racchiude il rilievo con Atthis, divinità originaria della Frigia (una regione dell’odierna Turchia), amante della dea Cibele. Il dio è ritratto stante, vestito di tunica e mantello con il caratteristico berretto frigio mentre regge nella destra una siringa (strumento musicale a fiato) e nella sinistra un bastone ricurvo.

Proprio il suo legame con la sfera della morte e con il rifiorire della vita ne fanno uno dei soggetti preferiti nella decorazione dei monumenti funerari.

98. Dedica a Iuppiter Optimus Maximus Dolichenus

da parte di Iulia Severa

frammento[ inv. 13589 ]

Arula in calcare rinvenuta negli scavi del 1906 in via D. Bramante.
Prima met? del I sec. d.C.
I.It., X, 4, 7

I(ovi) O(ptimo) M(aximo)
Dolic(heno)
Iulia
Severa
v(otum) s(olvit).

A Giove Ottimo Massimo Dolicheno Giulia Severa sciolse il voto.

La dedica, insieme a una simile ora perduta, documenta a Tergeste Giove Dolicheno, nome con cui i Romani designavano il dio di Dolichè nella Commagene (Siria), il cui culto si diffuse in Occidente grazie a mercanti e militari. Il rinvenimento di ben due dediche nella zona di via D. Bramante potrebbe provare l’esistenza di un’area extraurbana sacra al dio, così come la sua popolarità tra le donne e non solo tra i soldati.

99. Dedica a Silvanus Castrensis

frammento[ inv. 13789 ]

Arula in calcare conservata fino al 1907 nel giardino di G. Comelli in via di Montuzza. I sec. d.C.
I.It., X, 4, 18

Silvano
Castrensi.

A Silvano Castrense (urbano?).

100. Dedica del rifacimento del fons e del lucus

[ inv. 13790 ]

Due frammenti contigui in calcare costituenti forse una canaletta, pertinente al fons (la sorgente) di cui parla l’iscrizione, rinvenuti nella vigna Pillepich, vicino all’ingresso del Castello di San Giusto. I sec. d.C.
frammentoI.It., X, 4, 19

[--- f]ontem, lucu vac. m
[--- pro salute -] Octavi Marce[ll]i restituit.

… la fonte e il boschetto (di Silvano), per la buona salute di Ottavio Marcello, ripristinò.

101. Dedica a … e alla familia (Silvani) da parte dell’edile Spinther

[ inv. 13869 ]

frammentiPorzione inferiore di dado di base in calcare a lungo utilizzato come sedile vicino alla porta del campanile della Cattedrale di San Giusto.
Prima metà del I sec. d.C.
I.It., X, 4, 69

——
[f]amiliae
ex pecunia
honorar(ia)
adiecta in-
pensa sua
Spinther
aedil(is).

A … e ai membri del collegio (di cultori di Silvano) con la tassa d’ingresso, dopo avervi aggiunto un contributo volontario, Spintere, edile (del collegio), (fece / pose).

Recentemente è stata proposta una rilettura complessiva dei tre testi (n. 99-101), che potrebbero fornire la testimonianza dell’esistenza forse a Montuzza, sul colle di San Giusto, di un’area sacra extraurbana votata a Silvano. Nella parte perduta della base (n. 101) si trovava probabilmente il nome di Silvano (come nel n. 99), il dio a cui era dedicato, insieme al collegio dei cultori, il dono, che uno di essi, Spintere, pagò con la propria tassa d’ingresso accresciuta da altro denaro. Un’altra epigrafe (n. 100) ci dice inoltre che in questa area sacra, accanto a dediche e altri doni, si trovavano anche un boschetto e una fonte (fontana o sorgente), elementi naturali propri di questo dio legato al mondo selvaggio, sebbene qui sia definito con l’epiteto (soprannome) “Castrense” – in opposizione al più frequente “Silvestre” – da intendersi come indicazione di un culto proprio del mondo urbano.

102. Dedica a Ercole o a Eracura

frammento[ inv. 13599 ]

Colonnetta in calcare un tempo reimpiegata in una tomba della necropoli tardoantica dei Santi Martiri.
Ultimo quarto del I sec. a.C.
I.It., X, 4, 174

<H>erac(li).

oppure

<A>erac(urae).

A Ercole.

oppure

A Eracura.

Non è sicuro lo scioglimento dell’abbreviazione di questo monumento che è stato anche considerato un falso. Potrebbe trattarsi del semidio Ercole, figlio di Giove e Alcmena, oppure di Eracura, divinità ctonia (sotterranea, che abita il mondo degli Inferi), identificata con la Terra Madre e moglie di Dis Pater, attestata anche nella vicina Aquileia e in Istria.

103. Dedica di un bacile alla Bona Dea da parte di … Ursa

frammento[ inv. 31556 ]

Frammento di orlo e parete di bacile in calcare rinvenuto nel 1892 tra i resti di una villa romana nella localit? Campi di Mezzo presso Aurisina.
Ultimo quarto del I sec. a.C.
I.It. X, 4, 306

[---] Ursa B(onae) D(eae) [---]

… Ursa alla Bona Dea ….

Non sono chiari il contenuto e la funzione dei bacili nell’ambito dei riti relativi alla Bona Dea, divinità indigena del Lazio il cui nome vero (Fentia o Fenteia) non era lecito pronunciare. Il culto di questa dea della fecondità e della salute era tipicamente femminile ed era caratterizzato da rituali misterici che culminavano in una festa celebrata nella casa di un magistrato. Questa potrebbe essere la spiegazione del ritrovamento ad Aurisina, in un contesto chiaramente privato, di un bacile iscritto del tutto simile a quelli rinvenuti nell’area del santuario tergestino (vedi le iscrizioni nn. 104-106).

104. Dedica di un bacile alla Bona Dea da parte di Barbia Stadium

[ inv. 2267 ]
Bacile in calcare con colonnetta rinvenuto negli scavi del 1910 condotti nell’area del tempio della Bona Dea situato tra Corso Italia e via Santa Caterina. Ultimo quarto del I sec. a.C.
I.It., X, 4, 1

 

Barbia L(uci) l(iberta) Stadium B(onae) D(eae) m(erito).

Barbia Stadium, liberta di Lucio, (donò) alla Bona Dea avendolo (la divinità) meritato.

frammento

105. Frammento di bacile

[ inv. 31557 ]

Due frammenti contigui e solidali di bacile in calcare rinvenuti negli scavi del 1910 condotti nell’area del tempio della Bona Dea situato tra Corso Italia e via Santa Caterina.

L’iscrizione, come negli altri esemplari conservati, era incisa sulla parte di bordo ora perduta.

106. Dedica di un bacile alla Bona Dea da parte di Barbia

frammento"[ inv. 31558 ]

Due frammenti costituenti una sezione del fondo e dell’orlo di un bacile rinvenuti negli scavi del 1910 condotti nell’area del tempio della Bona Dea situato tra Corso Italia e via Santa Caterina. Ultimo quarto del I sec. a.C.
I.It., X, 4, 2

Barbia [---]

Barbia …

107. Dedica della costruzione

a spese pubbliche del sacello della Bona Dea

[ inv. 13541 ] 

Lastra in calcare scorniciata rinvenuta negli scavi del 1910 condotti nell’area del tempio della Bona Dea situato tra Corso Italia e via Santa Caterina. Il retro è stato rilavorato come capitello di pilastro. Seconda metà del I sec. a.C.
I.It., X, 4, 3

L(ucius) Apisius T(iti) f(ilius),
T(itus) Arruntius L(uci) f(ilius),
IIvir(i), ex d(ecurionum) d(ecreto), ex
p(ecunia) p(ublica) faciundum coera(vere).

Lucio Apisio, figlio di Tito, Tito Arrunzio, figlio di Lucio, duoviri (= magistrati annuali della colonia), con decreto dei decurioni (= consiglio municipale), a spese pubbliche fecero fare.

La lastra, reimpiegata in antico come capitello di un pilastro messo in opera nell’area del santuario, ricorda la costruzione a spese pubbliche del tempio della Bona Dea. I due magistrati menzionati sono probabilmente i discendenti dei primi coloni di Tergeste, infatti i loro nomi sono propri dell’Italia centrale. Lucio Apisio ci è noto anche da un’altra iscrizione facente parte del suo monumento sepolcrale, ora conservata nell’Orto Lapidario.

frammento108. Base di pilastro

[ inv. 12627 ]

Base di pilastro in calcare rinvenuta negli scavi del 1910 condotti nell’area del tempio della Bona Dea situato tra Corso Italia e via Santa Caterina.
I sec. d.C.

frammento

109. Rilievo di Ercole (?)

[ inv. 12742 ]

Blocco in calcare con rilievo di provenienza sconosciuta.
I-II sec. d.C.

Il rilievo, di esecuzione piuttosto grossolana, rappresenta una figura barbuta, interpretabile come Ercole, il semidio figlio di Giove e Alcmena.

110. Stele con figura di offerente (?)

frammento[ inv. 12743 ]

Blocco rettangolare scorniciato in calcare con rilievo figurato entro nicchia di provenienza sconosciuta. Il monumento potrebbe essere identificato con il “Genio della città” con cesto ricolmo di mele murato alla fine del Seicento in via del Castello, secondo la notizia fornita da Ireneo della Croce. I-III sec. d.C.

Il rilievo rappresenta un uomo vestito con corta toga che tiene davanti a sé un cesto colmo di oggetti tondeggianti, forse frutti, che consentirebbero di interpretarlo come un offerente.

111. Rilievo con Priapo

frammento[ inv. 2200 ]

Lastra scorniciata in calcare con rilievo un tempo murata nella facciata di una casa all’angolo di via Malcanton e piazza Grande (ora piazza dell’Unità d’Italia). I sec. d.C.

Il rilievo rappresenta Priapo, il dio legato alla forza generatrice della natura. La divinità è nuda con un mantello sulle spalle e si appoggia a un tirso (un’asta con pampini ed edera attorcigliate). Il volto presenta una folta barba e orecchie da felino.

112. Dedica a Minerva

[ inv. 13564 ]

Ara in calcare rinvenuta a Grignano.
Ultimo quarto del I sec. a.C.
I.It. X, 4, 300

P(ublius) Cassiu//s
P(ubli) l(ibertus) Eros
M(inervae) v(otum) s(olvit). 

Publio Cassio Erote, liberto di Publio, sciolse il voto a Minerva.

Il luogo di ritrovamento del monumento potrebbe indicare la presenza di un’area sacra extraurbana dedicata a Minerva.

113. Onfalo

onfalo[ inv. 13760 ]

Onfalo in calcare con rilievo rinvenuto nel 1934 in via di Romagna. I sec. d.C.

L’omphalos, a forma di uovo con serpente squamato, è vuoto all’interno e dotato di zoccolo liscio. Esso richiama la sacra pietra ombelicale, centro della terra, custodita dal serpente Pitone, che si trovava nel tempio di Apollo a Delfi. Non è esclusa la pertinenza del monumento a un contesto sepolcrale, come farebbe intendere anche il rinvenimento in via di Romagna, dove si trovava la necropoli lungo la via per Aquileia.

114. Dedica del sacello della Mater Magna

[ inv. 13788 ]

Cinque frammenti d’architrave in calcare rinvenuti separatamente in via del Teatro Romano, nel muro di un terrapieno della Curia Vescovile di via di Cavana e in via delle Monache. I sec. d.C.
I.It., X, 4, 12

frammenti di architrave

Ex imp[erio Ma]tris Magnae [Deoru]m C(aius) +[---] f(ilius) Sa[---].

Per ordine della Grande Madre degli Dei Gaio… Sa…, figlio di …, ….

La Grande Madre o Cibele, originariamente dea di un culto orgiastico officiato da eunuchi, è la prima divinità orientale ad entrare a Roma: sulla base di un responso dei Libri Sibillini nel 205 a.C., in piena guerra annibalica, fu deciso di portare nell’Urbe il simulacro della dea di Pessinunte in Asia Minore (odierna Turchia).
Il suo sacello a Tergeste non è facilmente localizzabile a causa della dispersione dei singoli frammenti costituenti l’architrave. Tuttavia è stato proposto, sulla base anche di altri rinvenimenti epigrafici, di situarlo nelle strutture identificate agli inizi del Novecento (e in parte rimesse in luce negli scavi del 2001) nella piazzetta dell’Arco di Riccardo.