Iapodes e noi
Domenica 27 Genaio 2019, ore 11

Relatrice dott.ssa Asja Tonć, assistente ricercatrice presso l‘Istituto Archeologico di Zagabria, specializzata nelle comunità protostoriche della costa orientale dell’Adriatico.

Come si vestivano le donne giapodiche e quali ornamenti utilizzavano? Lo scopriremo domenica 27 gennaio (ore 11), durante l’incontro con Asja Tonć, assistente ricercatrice all‘Istituto Archeologico di Zagabria, specializzata nelle comunità protostoriche della costa orientale dell’Adriatico, organizzato nell’ambito della rassegna “Iapodes e noi” nella sala conferenze del Civico Museo d’Antichità “J.J. Winckelmann” (piazza della Cattedrale 1 e via della Cattedrale 15, a Trieste).

“Gli archeologi oggi sono in grado di ricostruire la cultura materiale degli Iapodes – anticipa Asja Tonć – “grazie agli scavi delle ricche sepolture a inumazione che hanno restituito gli oggetti non deperibili, cioè quelli in metallo, specificatamente in bronzo, appartenenti agli elementi del costume che ricoprivano dalla testa ai piedi i corpi deposti con gli abiti e gli ornamenti personali. Questi numerosi ornamenti per i capelli o le tempie, per il petto o spille per i vestiti (fibule) testimoniano quanto agli Iapodes piacesse decorare il proprio abito. Mostrano inoltre un gusto particolare proprio dello stile specifico e ben riconoscibile per il quale gli Iapodes si distinguono dai loro vicini”.

Le donne si vestivano in modo semplice, probabilmente con una veste campaniforme, e indossavano copricapi realizzati in più varianti: accanto a quelli semplici che con ogni probabilità erano fatti di lana, cuoio o pelle, c’erano anche copricapi sui quali venivano cuciti numerosi bottoncini a calotta bronzei di diverse dimensioni; alcuni portavano appese lungo i bordi delle catenelle bronzee. Altri copricapi erano composti di lamina bronzea cucita su una base di cuoio oppure erano realizzati da catenelle intrecciate.
Uno degli elementi decorativi e funzionali più importanti era la fibula, ossia la spilla usata per chiudere e fermare le diverse parti dell’abito. Si tratta dell’elemento che nei diversi periodi si adattò maggiormente al variare delle mode; circostanza molto importante che permette agli studiosi di datare non solo le singole fibule, ma anche il resto del corredo. Il tipo di fibula più frequente è certamente la fibula di verga bronzea avvolta a doppia spirale (detta “ad occhiali”) con cappio centrale ad otto.
Ricchissime sono le collane con perle in ambra e in pasta vitrea colorata e molto elaborati i pettorali compositi.
La cinture, indossate al girovita, erano composte da bottoncini o placche bronzee cuciti su una base di cuoio e chiuse con una fibbia. sistemata sulla schiena.
Non mancavano armille e sulle gambe, dal ginocchio alle caviglie, alcuni bracciali in bronzo. Molte notizie sull’abito si ricavano pure dalle raffigurazioni in lamina di bronzo, che costituivano pendagli a sé stanti, o facevano parte di cinture o decoravano pettorali: mostrano figurine stilizzate in cui sono sottolineate la forma dell’abito e la ricchezza dei copricapi, vero elemento caratterizzante delle donne del popolo degli Iapodes.