Iapodes e noi
Domenica 20 gennaio alle ore 11.00

Relatrice Kristina Mihovilić, massima autorità nello studio delle Età del bronzo e del ferro in Istria, già curatrice dal 1974 al 2016, al Museo Archeologico dell’Istria di Pola, delle collezioni protostoriche.

Dal 1995 al 1996 e dal 2002 al 2006 è stata anche direttrice dello stesso Museo.
La serie di eventi intitolata “Iapodes e noi” ospita, domenica 20 gennaio, alle ore 11.00, nella sala conferenze del Civico Museo d’Antichità “J.J. Winckelmann” (piazza della Cattedrale 1 e via della Cattedrale 15, a Trieste) la dottoressa Kristina Mihovilic, massima autorità nello studio delle Età del bronzo e del ferro in Istria, per parlare degli Istri, la popolazione che diede il nome alla penisola istriana, il popolo che confinava con gli Iapodes.
Originaria di Pola, Kristina Mihovilic dal 1974 lavora nel Museo Archeologico dell’Istria, del quale è stata direttrice, curando in particolare la collezione preistorica. Nella sua lunga carriera ha partecipato a numerose ricerche sul campo, ha creato mostre archeologiche, tenuto conferenze a convegni internazionali ed è membro di importanti istituzioni e organismi. Al suo attivo ha decine di pubblicazioni croate e straniere.
La partecipazione alle conferenze di approfondimento “IAPODES e noi” è l’occasione di visitare la mostra ospitata al Civico Museo d’Antichità “J.J. Winckelmann” (ingresso libero) aperta fino al 17 febbraio 2019, che presenta 133 reperti provenienti dal Museo Archeologico di Zagabria che illustrano la cultura materiale degli Iapodes, abitanti dell’area montana della Croazia e della Bosnia nord-occidentale, tra la fine dell’età del bronzo (fine del X secolo a.C.) e la conquista romana del 35 a.C.

Il sito protostorico di Nesazio, ultima capitale del popolo degli Istri.
In Istria, sulla collinetta di Visazze, a circa nove chilometri a nord-est di Pola, si trova il sito protostorico di Nesazio, che viene menzionato nelle fonti antiche come città principale e ultima capitale del popolo degli Istri: un castelliere, o abitato, protetto da ampie mura di fortificazione posto in una posizione ben protetta, su un’area retrostante la ripida costa sud orientale dell’Istria. Pur non trovandosi direttamente sul mare, Nesazio poteva controllare la navigazione sul golfo del Quarnero, venendo in contatto con la cultura materiale e spirituale del mondo adriatico e mediterraneo in generale. L’importanza di Nesazio preistorica trova la sua spiegazione nella felice scelta dell’ubicazione, che disponeva di tutti i presupposti per la sua autosufficienza: terra fertile, fonti d’acqua, pascoli, boschi e il vicino mare.
Il luogo fu abitato anche molto prima della comparsa degli Istri, forse già nel tardo neolitico, comunque con assoluta certezza durante l’intera Età del bronzo e del ferro. Nel II secolo a.C. poi, dopo le prime vittorie, gli abitanti di Nesazio furono messi in ginocchio dall’avanzata inarrestabile dell’esercito di Roma. La tragedia di Nesazio, nel 177 a.C., narrata da Tito Livio, ebbe un epilogo cruento che però non ne decretò la fine in quanto, divenuta municipio, conservò la propria funzione strategica di comunicazione e controllo; infatti in base ai reperti archeologici rinvenuti non si nota una completa interruzione della sua vita. La romanizzazione fu completata solo nel passaggio alla nostra era, quando si sviluppò la città romana.
Il sito di Nesazio, ora area archeologica visitabile, benché scavato sin dagli inizi del Novecento, non ha ancora oggi svelato la lingua e la scrittura degli Istri e pochi sono gli indizi che parlano del loro ordinamento politico e sociale, dell’economia, della coltivazione della vite e della pastorizia, dei loro rapporti commerciali, marittimi, della pirateria e, infine, della vita religiosa e spirituale. Solamente i corredi rinvenuti nelle sepolture ci restituiscono alcune informazioni su questi aspetti.
La necropoli, datata tra XI e IV-III secolo a.C., ha mostrato una concentrazione di decine di sepolture a incinerazione e l’usanza di raccogliere i resti funebri in urne insieme con parte del corredo personale, che quasi sempre veniva spezzato volutamente prima di essere deposto in fosse scavate in terra e protette da lastre di pietra. Tra i materiali vanno citati i vasi in bronzo, ossia le situle, anche con figurazioni antropomorfe, o le ciste con costolature, accanto a recipienti in ceramica di produzione locale, riccamente decorati da motivi geometrici. Modesta è la presenza di oggetti d’ornamento personale, e tra questi soprattutto le fibule e le collane, mentre le armi sono una vera rarità.
Molto importante è la presenza di vasi di produzione greco-attica e italiota dalla Puglia antica. Questi oggetti d’importazione testimoniano la rilevanza di Nesazio e il prestigio raggiunto dai suoi abitanti.
Infine, il rinvenimento di grandi sculture in pietra indica la particolarità e la grandiosità dei valori artistici di questa popolazione: l’espressività di tali opere nella rappresentazione della forza guerriera e della dolcezza materna, così come la delicatezza delle decorazioni a spirali, stupiscono gli studiosi per la loro spiritualità. Benché non sia nota la loro destinazione cultuale o funebre, queste sculture rappresentano un lato del grande enigma concernente la vita degli Istri, abitanti del castelliere di Nesazio.