Tarente et la Méditerranée

Il Museo in Mostra
30 aprile 2009 – 3 gennaio 2010
Abbaye de Daoulas – BREST, Francia
Organizzazione: Centre Culturel Abbaye de Daoulas

L’esposizione dedicata alla città di Taranto, porto del Mediterraneo gemellato con Brest, si prefigge di illustrare le vicende della colonia greca dalla fondazione ad opera degli Spartani, fino al periodo romano del II secolo dopo Cristo. Composta da 320 reperti provenienti da una ventina di musei europei ha un nucleo principale formato dai 140 reperti del Museo Archeologico Nazionale di Taranto, integrati da quelli dei musei di Altamura, Egnazia, Gioia del Colle e Manfredonia. Altri musei italiani prestatori sono Napoli, sede nell’Ottocento della Soprintendenza di tutta l’Italia Meridionale, e Trieste.

Il Civico Museo di Storia ed Arte di Trieste ha prestato 17 pezzi tra i quali il capolavoro del Museo: il favoloso rhyton d’argento sbalzato con rifiniture a bulino, niello e dorature, un vaso per libagioni rituali configurato a testa di giovane cerbiatto che porta sul collo sbalzata una scena mitologica con Borea che rapisce Orizia, tra Atena ed Eretteo. Rinvenuto a Taranto, databile alla fine del V – inizi del IV sec. a.C., viene attribuito a una bottega attiva nelle colonie greche sulla costa del Mar Nero (produzione diffusa in area tracia).

Altri materiali di notevolissimo rilievo sono un’oinochoe (brocca) in bronzo figurata con grifi e una rarissima, anzi un unicum, figurina di madre che regge tra le braccia un bambino in ceramica dipinta appartenente al periodo arcaico della fine del VII sec. a.C. Ancora terrecotte raffiguranti divinità, uomini e antefisse e un grande dado in terracotta segnato sulle facce con i numeri, scritti per esteso, in caratteri arcaici del V secolo a.C.

Completa la serie dei reperti triestini un’anfora integra alta quasi 90 centimetri dipinta a figure rosse, creazione del cosiddetto pittore di Licurgo, uno dei maggiori artisti operanti in ambito tarantino nella metà del IV secolo a.C. con scena di amazzonomachia e caccia al cinghiale Calidonio.

Le collezioni archeologiche del Civico Museo sono ricche di vasellame e terrecotte provenienti dalla Grecia e dall’Italia Meridionale, nei cui porti i mercanti triestini dell’Ottocento avevano loro sedi e magazzini. Appassionati raccoglitori di testimonianze delle più diverse culture non persero l’occasione di acquistare vasi greci e magnogreci per arricchire le proprie raccolte esibite nelle loro dimore triestine e poi donate alle collezioni civiche.

Nel 1886 il Museo ricevette in dono da Giuseppe Sartorio ventun pezzi provenienti dagli scavi di Taranto: con questo primo piccolo nucleo iniziarono i contatti diretti con la città pugliese che, dal 1887, per sette anni, si intensificarono grazie a numerosi acquisti presso il mercante d’antichità Vito Panzera, che aveva negozio nel centro di quella città. Egli inviava a Trieste intere casse di reperti che il Museo acquistava con l’obiettivo di offrire materiali da studio non solo allo specialista ma anche all’artista, all’artigiano e di educare gli studenti. Si tratta di più di duemila reperti tra rilievi e figure in terracotta, antefisse e vasi, in minor numero marmi e metalli.

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