Un momento della visita guidata al monumento a Winckelmann nella serata di martedì 8 agosto.

Prosegue con grande partecipazione di pubblico la manifestazione Archeologia di Sera 2017 che il Civico Museo di Storia ed Arte – Orto Lapidario organizza nei martedì di agosto, con apertura serale dalle 20 alle 23, ingresso libero da piazza della Cattedrale 1.
Il prossimo appuntamento è il martedì di Ferragosto, con la serata dedicata all’arte greca nel pensiero del grande studioso tedesco JOHANN JOACHIM WINCKELMANN, iniziatore della moderna storia dell’arte e dell’archeologia, nel 300° della nascita.

Alle ore 21, L’arte raggiunge la Grazia (da Prassitele all’Ellenismo), letture dalle opere di Winckelmann
a cura di Marzia Vidulli e Susanna Moser.
Introdurrà la serata (ore 20.30) la proiezione del cortometraggio Winckelmann: storia di un assassinio, di Mariangela Miceli e Giuseppe Sforzi, regia di Daniele Trani, Collective Pictures (durata 15 minuti). Racconto ironico e moderno del celebre omicidio: al tavolino di un caffè tre studiosi ripercorrono gli Atti del processo all’assassino, Francesco Arcangeli, ma l’accusato è lo stesso Winckelmann che con il suo invito a rifarsi al mondo classico ha condizionato il libero progresso delle arti.
Alle ore 22 replica del documentario RAI “In morte di un archeologo. Winckelmann, Trieste e il riscatto di una città”; in contemporanea il pubblico potrà scegliere di seguire alcune visite guidate alle sezioni del Museo.

“Conoscere significa mangiare con gli occhi”
(J.J. Winckelmann)

Nei suoi volumi, Winckelmann insegna a esaminare con cura le opere dal vero e sempre di persona, sostenendo che le statue antiche anche dopo averle avute cento volte sotto gli occhi permettono di scoprire sempre qualcosa di nuovo. Egli fu il primo in grado di inquadrare un’opera intera, ma anche un solo frammento, un piede o una mano, meglio una testa, riconoscendovi la cultura che l’ha prodotta e la sua cronologia.
Fu capace di creare un Sistema dottrinale per insegnare in che cosa consiste la bellezza di un’opera d’arte, in particolare di una statua, contrapponendosi a chi fino ad allora aveva scritto solo vite di artisti, o narrato le storie dei soggetti raffigurati, giudicando esclusivamente per la qualità del lavoro.
Secondo Winckelmann le arti, in ogni tempo o luogo, possiedono tre stadi: cominciano, così come tutte le invenzioni, dalle cose necessarie; in seguito si passa alla ricerca della bellezza e della grandezza; alla quale infine si cede nel superfluo e allora va perduta quella grandezza a cui l’arte era pervenuta e ciò comporta la sua completa decadenza.
Egli sostiene che l’Arte sia nata allo stesso modo presso tutti quei popoli che l’hanno coltivata e che ogni popolo ha trovato in se stesso il primo seme dell’arte. L’invenzione varia con l’età dei popoli e in relazione alla instaurazione del culto divino, primitiva causa dell’espressione artistica.
In Grecia, benché ciò si ebbe più tardi rispetto all’Oriente, l’inizio fu semplicissimo ma si giunse poi alla perfezione. Winckelmann analizzò le ragioni e le cause dello sviluppo e della superiorità dell’arte greca ritrovandole in parte nell’influenza del clima, in parte nel governo (in particolare nella democrazia) e non meno nell’alta considerazione di cui gli artisti godevano.
Tanto più il clima si avvicina al clima temperato della Grecia tanto più belle, scultoree e possenti sono le forme delle creature che essa genera; ne consegue che l’arte, il cui fine era l’imitazione della natura, solo in Grecia raggiunse la superiorità della perfezione del bello assoluto.